…La necessità della fede per la vita fu da lui espressa nel libro “Dio è un rischio”(1969). Una conversione, forse ? Nessuno lo sa che cosa possa accadere nei recessi dell’anima di un uomo che morì a cento anni. Nel libro c’è solo il riconoscimento che con Dio è possibile un’ordine, senza c’è solo il caos. E che la molla della religione è la fede come rischio. Che non si può insegnare. C’è o non c’è. Credere in Dio è una fortuna. Tra i premi della vita il più grande. Dio, impossibile nella logica, diventa possibile nella preghiera. Questo è un libro senza Dio, che trova il suo posto a Dio per chiunque abbia un Dio che debba trovare un posto.
Negli anni della tirannia comunista sulla cultura egli collaborava al “Resto del Carlino” e al “Borghese”. Dato che era convinto, e lo diceva, che l’antifascismo fosse solo un fascismo diverso, i padroni del vapore della sinistra lo snobbavano come un vecchio rimbambito. Eppure, a novant’anni, egli seppe darci un’opera che non è solo il suo testamento spirituale, ma una delle più vivaci e anticonformistiche difese della libertà di pensiero e della concretezza dell’azione sociale: il “Manifesto dei conservatori”. Che conclude una linea tutta italiana di pensatori: da Machiavelli a Vico, da Cuoco a Croce, da Pareto a Mosca. Essere conservatori significa rifiutare le utopie e scegliere il realismo. Demitizzare tutti i miti nefasti della modernità: umanitarismo, socialismo, comunismo, egualitarismo, femminismo, finto pacifismo – tutti sogni della ragione che hanno prodotto mostri.
Un conservatore,sintetizza meravigliosamente Prezzolini, preferisce alle rivoluzioni gli adattamenti, le modificazioni, le evoluzioni, gli assaggi, i ritocchi. Il rispetto delle consuetudini non nasce nella mente del conservatore dal pensare che esse siano perfette, nasce dal fatto che le considera meno imperfette, poiché esistono, di quelle che ancora non esistono; per far esistere le quali ci vorrebbe uno sforzo che sarebbe opportuno applicare a far funzionare meglio quelle esistenti. L’utopia dice: meglio una gallina domani, che un uovo oggi; intanto rompe l’uovo e attende che divenga, solo al momento opportuno, una gallina, che produrrà poi altre uova.
Negli anni oscuri del cattocomunismo era logico stendere il silenzio su tutti gli autori antiutopisti, che si opponevano a quel matrimonio di Marx e del Concilio Vaticano II, che Prezzolini aveva compreso sino in fondo e deriso come squallida industria pseudo culturale.
Oggi sarebbe lecito attendersi una rinascita di interesse per uno scrittore così sagace e concreto; invece è passato sotto silenzio anche il ventesimo anniversario della sua morte. Forse perchè la lucidità e l’intelligenza di Prezzolini costituiscono un confronto troppo doloroso per una cultura del niente e per una politica costretta a vivere “alla giornata”.
Gianfranco Morra – Libero, 2 Gennaio 2003