Riceviamo e volentieri pubblichiamo:
Due milioni di italiani telespettatori ed evidentemente nessun magistrato dinanzi ai teleschermi. Peccato. Lunedì sera i magistrati italiani dovevano essere tutti negli uffici, alle prese con peculati e bancarotte, pubblica amministrazione, e politici, tanti politici. Forse stavano progettando nuove perquisizioni alla sede di questo o quel giornale, inviando avvisi di garanzia a direttori e cronisti. Comprendeteli: non avevano tempo per la tv e “Porta a porta”, per il terrorismo islamico, per un uomo, un Imam, che è comparso sui teleschermi e come se nulla fosse ha inneggiato a Bin Laden e alla guerra santa, ha accusato gli italiani complici di Bush, ha giustificato l’abbattimento delle Torri Gemelle, ha detto che siamo nel mirino, che Al Quaeda ci punirà, che lo sceicco del terrore, quando promette, mantiene le sue promesse.
Si chiama Abdulkadir Tall Mamour questo signore che è l’Imam di Carmagnola. E Carmagnola è una cittadina con poco più di ventimila abitanti ad una trentina di chilometri da Torino. Non siamo in Afghanistan o in qualche sperduto Paese dove la legge è un optional e i reati una variabile dipendente di qualche dittatore. Italia, tv di Stato, primo canale, con Bruno Vespa, bravo ed esperto conduttore, che prende le distanze e Alfredo Mantovano, deputato ed egli stesso magistrato, uno che sa, che se ne intende. Ed Enzo Bianco, presidente del Comitato di controllo sui servizi segreti, lo ha ripetuto. E Livia Turco, diessina, si è accodata. E non un solo magistrato, almeno fino a questo momento, ha sentito il dovere, dovere di tutore della legge infranta pubblicamente dinanzi a milioni di italiani, di procedere contro l’Imam di Carmagnola.
Strano Paese, l’Italia, strano e ingiusto. Un vecchietto di 79 anni viene indagato perché ha abbandonato una decina di volantini in una cabina telefonica. Parlano della Resistenza e del Duce, i volantini, di una mattanza portata a termine da una parte e dall’altra, e di storici che per anni ci hanno raccontato solo un aspetto della verità. E il vecchietto finisce nei guai per apologia del fascismo. Un quotidiano, per la precisione Il Giornale, pubblica una lunga inchiesta sull’affare Telekom Serbia, che forse non è andata proprio come Il Giornale ha raccontato, ma che sicuramente è un immenso scandalo come Il Giornale – e anche noi di Libero – abbiamo scritto. E per sette ore la redazione romana di quel quotidiano è stata messa sottosopra per ordine della magistratura, dieci faldoni sono stati sequestrati, un computer è stato clonato e sigillato.. Un Imam brinda in tv alla vittoria di Bin Laden e al massacro delle Torri Gemelle. E l’Imam è ancora lì, libero di continuare a sparlare pericolosamente. “Minacce con finalità di terrorismo”, potrebbe essere questo il reato di cui si è macchiato, reato pubblico per perseguire il quale non c’è bisogno di alcuna denuncia. E nessuno si è mosso. Evidentemente, in questo Paese, un vecchietto nostalgico è più pericoloso di un’organizzazione terroristica internazionale, un giornale più dannoso di una banda di assassini. Abbiamo perso, e non per colpa nostra, il senso della giustizia e della misura. Vediamo i colpevoli laddove non esistono, e i possibili colpevoli che abbiamo sotto gli occhi non li degniamo neppure di uno sguardo. Questo è un Paese paranoico, delirio cronico di pseudopacifismo. A furia di girotondi e manifestazioni, qualcuno si è convinto che la vera giustizia è proprio questa qui, e che essere pacifisti significa anche essere presi a calci nel sedere, essere minacciati in casa.
No, quest’aberrazione la lasciamo volentieri ai girotondini, ai Verdi, alla sinistra che per anni ha visto uno e soltanto un imputato. Svegliatevi, magistrati, lasciate stare i vecchietti, inquisite l’Imam di Bin Laden. Forse è un compito un po’ gravoso. Forse davvero la sera non avete il tempo di vedere la tv. Ma fatelo. Personalmente, siamo stufi di ladri che finiscono in carcere per aver rubato la classica mela. E siamo anche convinti che qualche magistrato vero, in questo Paese, ancora esista. Svegliatevi. Bin Laden e i suoi compari – e diciamo un’ovvietà che in Italia tanto ovvia purtroppo non sembra – non sono tipi che vanno presi sottogamba.
Vittorio Feltri