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Ma quale giustizia...

La giustizia in Italia non funziona. E non solo perché ci sono troppe leggi che spesso sono anche complicate da tradurre in pratica. La giustizia non funziona perché non funzionano i magistrati. La loro produttività è in decremento, i processi (più di nove milioni pendenti, tra civili e penali), continuano ad avere una durata eccessivamente lunga e, quando si tratta di concedere promozioni e trasferimenti, il Csm ragiona ancora in termini di anzianità mentre sarebbe ora che, anche per i giudici, si cominciasse a parlare di “criteri di efficienza e risultati conseguiti”. Se poi dalle aule di tribunale si passa nelle procure, dove lavorano i pubblici ministeri, la situazione diventa ancora più desolante, vista l’enorme quantità di reati che rimangono impuniti. Certo, nel 2002 le denunce sono diminuite rispetto all’anno precedente, ma questo non significa automaticamente che ci siano meno furti, rapine, violenze sessuali e quant’altro: semplicemente la gente preferisce evitare perdite di tempo. Perché, ad esempio, andare in commissariato se ci è stata rubata la macchina, visto che per questo tipo di reati le indagini non vengono neppure iniziate? La relazione sull’amministrazione della giustizia letta dal procuratore generale Francesco Favara è scivolata via così, tra un’ammissione di inefficienza e un’autoassoluzione, vista “l’insufficienza degli organici e il ridimensionamento dei fondi per la formazione, soprattutto informatica, dei magistrati”. Per tutto il resto, Favara ha perfettamente rispettato le previsioni della vigilia: le carriere dei magistrati non vanno separate, pena (dice lui), la perdita dell’indipendenza, e attenzione alle riforme che introducono troppe garanzie per l’imputato perché ne va di mezzo la durata “ragionevole” del processo. Non è mancato nemmeno il ramoscello d’ulivo teso ai politici: lavoriamo per gli stessi principi, moderiamo i toni e la crisi di rapporti finirà. Questi gli auspici. Ma il vero dato negativo dell’amministrazione della giustizia in Italia, che il pg ha sottolineato come gravissimo e preoccupante, è quello che riguarda i reati impuniti. Dei due milioni e trecentomila denunciati tra luglio 2001 e giugno 2002 ben l’81 per cento è tuttora senza colpevole. Una percentuale già altissima di per sé ma che sale addirittura fino al 96 per cento se riferita alle 783mila denunce di furto, delle quali 753mila rubricate alla voce “ignoti”. Tra le denunce in calo, da segnalare quelle per violenza sessuale (-11 per cento) e quelle per rapina (-8), vistosamente bilanciate dall’aumento del 54 per cento dei reati in materia di stupefacenti, che nel 2002 sono diventati 41.762. Il quadro, insomma è preoccupante e Favara non ha fatto nulla per nasconderlo. Anche perché all’inefficienza di chi opera per dare la caccia ai delinquenti, si sovrappone l’inefficienza di chi poi, se e quando vengono i delinquenti trovati, deve giudicarli. Il processo penale, ha scritto il pg nella sua relazione, “ancora non funziona”. Per il momento, la giustizia in Italia non può offrire un quadro migliore di questo.

di Mario Prignano - Libero, 14 Gennaio 2003


 
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