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Magistratura esemplare

I magistrati di Pescara inseguono i re del credito. Dalla Lehman alla Ubs: recuperato più di un miliardo di euro.

Un miliardo e 110 milioni di euro l'equivalente di duemila miliardi di lire la dimensione di una manovra finanziaria, i soldi delle tasse necessarie a costruire chissà quante scuole e ospedali. Tre volte il «bottino» recuperato allo Stato da una Procura «metropolitana » come Milano nell'inchiesta Antonveneta (340 milioni di euro tra confische e patteggiamenti di banche e società): non è circostanza di dominio granché pubblico, ma è questa l'incredibile cifra che invece una «piccola» Procura, come quella di Pescara, ha saputo assicurare allo Stato, piegando alcuni dei giganti mondiali del credito con la forza di accertamenti che hanno sinora convinto già 13 banche e istituti finanziari internazionali, indagati per truffa allo Stato, a rinunciare appunto a un miliardo e 70 milioni di euro di crediti dal fisco, e a restituire altri 40 milioni già incassati.

L'altro ieri è toccato al Credit Suisse chiudere la vicenda rinunciando a circa 20 milioni di euro. Poco in confronto ai 310 milioni lasciati sul campo dalla filiale inglese di Lehman Brothers (il colosso appena fallito negli Stati Uniti), ai 152 milioni ceduti da Goldman Sachs International o ai 137 costati al Credit Lyonnais, ai 101 e agli 81 milioni ai quali hanno rispettivamente rinunciato Merril Lynch International e Nomura International, e agli altri crediti (da 32 a 68 milioni l'uno) sui quali Jp Morgan, Citigroup, Ubs, Barclays Capital Securities Limited, Nomura Options International Limited, Bnp Paribas e alcuni fondi pensione inglesi e francesi hanno dovuto mettere una pietra sopra.

Tutto nasce dall'attrattiva all'estero, tra il 1999 e il 2003, dell'allora legislazione italiana che in alcune convenzioni bilaterali contro la doppia imposizione fiscale (per esempio con Francia e Gran Bretagna) riconosceva che il diritto al credito d'imposta sui dividendi azionari spettasse non solo ai residenti in Italia ma anche alle società residenti negli altri Stati contraenti. Questo assetto normativo stimolò, secondo gli accertamenti condotti dal giugno 2005 dalla stessa Procura che in queste settimane viene «scoperta » solo per l'inchiesta sulla sanità abruzzese e l'arresto del governatore Ottaviano Del Turco, la creatività dei giganti mondiali del credito. Le filiali inglesi e francesi di banche ed enti finanziari iniziarono a farsi temporaneamente appoggiare pacchetti azionari di titoli italiani (come Eni o Telecom) dagli istituti o dai fondi di investimento che in giro per il mondo li possedevano: le azioni apparivano di proprietà delle banche al momento dello stacco del dividendo, legittimandole in teoria a chiedere al fisco italiano il rimborso dei crediti d'imposta, mentre invece le banche (incassato il dividendo e maturato il credito) restituivano i titoli ai reali proprietari.

Su Pescara, dove opera a livello nazionale il centro dell'Agenzia delle Entrate (da qui la competenza della magistratura abruzzese), si era così abbattuta una valanga di questo genere di richieste, oltre 40mila, che sulla base di una mera autocertificazione stavano già per ottenere (e in qualche caso avevano cominciato a conseguire) il via libera del fisco italiano alla liquidazione. Esborso arginato appena in tempo dall'indagine sviluppata (soprattutto utilizzando la legge 231) dai pm Giampiero Di Florio e Giuseppe Bellelli, insieme a un pugno di investigatori (Cicchini, Tagliaferri, Paduano) della Guardia di Finanza di Roma. «Abbiamo lavorato sodo e rapidamente, e siamo felici di aver contribuito a recuperare allo Stato questa somma e ad evitare ulteriori esborsi. Anche se nessuno — commenta con una punta d'ironia il procuratore capo Nicola Trifuoggi — ci ha mai ringraziato...».

 

Luigi Ferrarella
Giuseppe Guastella
www.corriere.it

 

Ndr: Un grazie a Nicola Trifuoggi e ai suoi validi collaboratori da parte del SBfc.

Vittorio Baroffio - 18.9.2008 - 11:42

 


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