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Son tornati i comunisti

Son tornati i comunisti. Poveri noi! O meglio poveri voi; io senza i comunisti, di cosa parlo? Si sono riuniti a Salsomaggiore ed hanno rieletto segretario del partito l’immarcescibile Oliviero Diliberto. La cosa, in realtà, lascerebbe il tempo che trova, diciamocelo francamente: chi se ne frega! E poi sono stati degnamente sostituiti in Parlamento da Di Pietro e la sua IdVP (Italia dei Valori Precari) per cui nessuno ne ha sentito la mancanza.
Comunque il rieletto Diliberto tuona dal palco: “Fino a quando sarò segretario del partito intendo far rispettare questa regola” [centralismo democratico, nda] “Non possiamo andare all’incontro con il Prc in ordine sparso, dobbiamo essere tetragoni e ricordare che la nostra cultura è quella marxista leninista.” Belle parole, peccato che qualcuno, questo “centralismo democratico”, l’abbia già ridefinito centralismo autoritario.
Ma in cosa consiste il centralismo democratico? Detto in soldoni, nel PdCI sarà vietato formare correnti e fare propaganda, o avere atteggiamenti contrari alle decisioni degli organismi ufficiali del partito. E’ una vecchia norma statutaria che prescrive il divieto al dissenso: i delegati del Congresso l’hanno rispolverata per l’occasione ed in seduta segreta. La regola, sottolinea Diliberto, dovrà essere assolutamente rispettata da tutti altrimenti pioveranno sui trasgressori severe sanzioni. La Belillo, esponente di minoranza, al contrario incalza: “Sono molto rattristata per quanto è successo oggi. Il fatto è che Diliberto non ha capito che la sua proposta è già esaurita in partenza, nel momento in cui non si riesce a tener conto delle sensibilità interne. Quello che si è chiuso oggi è un congresso che falsifica la prospettiva politica, siamo di fronte ad una deriva massimalista, identitaria e fallimentare.”
Ma il segretario fa molto di più, stigmatizza il comportamento di coloro i quali non sono in regola con il pagamento delle tessere e minaccia la loro espulsione dal partito. E’ un segretario a tutto campo, che vuol fare pulizia di attaccabrighe e liti interne, eppure il Comitato centrale, da 387 membri, passa a ben 520 teste da mettere d’accordo. Da buon marxista leninista Dilibertto evidentemente pensa che la Siberia rappresenti sempre un buon deterrente contro eventuali contrasti ma, come al solito, dimentica che il comunismo è finito ed in Siberia oggi si va per ricerche scientifiche o viaggi di piacere.
In ogni caso sono decisamente cambiati, i compagni, rispetto alla passata esperienza di governo. Mi chiedo, ad esempio, che cosa potrebbe dire oggi un comunista qualora Berlusconi proibisse la critica o il dissenso all’interno del PdL, o quali accuse possa muovere alla maggioranza che compatta approva i provvedimenti proposti dal Governo. Probabilmente risponderebbe, sprezzante, al primo quesito, che Berlusconi è un fascista, abbastanza scontato. Nel secondo che a Berlusconi non basta più essere fascista. Immagino intenda che il Presidente del Consiglio guida il Paese, non un partito e per cambiare le regole, non potendo comprare l’intero suolo nazionale, necessita del potere che gli deriva da una carica istituzionale. Ma ciò è quanto fece Mussolini! Temo che i motivi in grado di giustificare un Berlusconi “al di là del fascismo”, debba cercarli altrove. La “necessità”, peraltro ricorrente, dei comunisti nel quadro istituzionale, nasce dall’aver compiuto una intelligente, quanto ipocrita, operazione d’immagine: hanno identificato il comunismo con la democrazia, eppure hanno subito uno scacco che nemmeno Mussolini avrebbe potuto realizzare senza il supporto di un regime. Sono fuori dal Parlamento, e Berlusconi ne è il responsabile. Passino il lodo Alfano, la “blocca processi”, i provvedimenti contro gli immigrati che delinquono, Brunetta che traumatizza i fannulloni, le strade pulite di Napoli in 58 giorni, ma un Parlamento senza comunisti! In democrazia! Inaudito! O tempora! O mores! Ma sarà poi tutto merito di Berlusconi? Voglio dire, anch’io, nel mio piccolo, è da un po’ che mi sbraccio contro di loro. Non pretendo l’onore delle cronache, ma almeno, quello della firma…

 

Alfredo Schettini

 

23.7.2008 - 23:42

 


 
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