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I banchi restano vuoti e i portafogli si riempiono

La “iena” Alessandro Sortino ha incalzato Massimo D’Alema: “Ma come onorevole, si votava sulle riforme delle pensioni e lei, Fassino, Bertinotti e Rutelli non c’eravate? Le pensioni sono una cosa di sinistra?”. L’ex presidente del Consiglio ha cercato di inventare una risposta; poi, però, molto, molto imbarazzato ha preferito dire la verità: “Lei ha ragione, ha ragione sì”. I deputati dell’opposizione, in particolare quelli della sinistra, comunista ed e/o ex, sono tra i più assenti alla Camera dei deputati. Tra i primi dieci assenteisti, in verità, il nome di D’Alema non compare, ma per un soffio: il presidente dei Ds non entra nella “top ten” per un punto: è praticamente all’undicesimo posto con il 76,59 per cento delle assenze. Ma gli altri ci sono tutti, davvero tutti: Fassino (92,75), Bertinotti (92,38), Cossutta (88,40), Rutelli (83,21), Boselli (80,43), Diliberto (77,72), Nesi (77,67). Si tratta di percentuali altissime. Va bene che la maggioranza ha dei numeri schiaccianti, ma è anche vero che proprio alle ultime votazioni sulla riforma delle pensioni l’opposizione ha avuto l’occasione di battere la maggioranza, ma non ne ha potuto approfittare nonostante i deputati della Cdl fossero in numero limitato. E non si tratta di una caso unico. Proprio le assenze tra i deputati del centrodestra ha più volte fatto andare su tutte le furie il Presidente del Consiglio. Il 9 maggio del 2002, ad esempio, a Montecitorio mancavano nelle fila della maggioranza ben 140 deputati.

E’ Gianfranco Fini il leader di partito più presente in Parlamento. Il presidente di An, nell’attuale legislatura, è stato assente soltanto nel 27,74 per cento. Secondo il Presidente Berlusconi, con una percentuale di assenze del 33,65 per cento. Nella maggioranza la maglia nera spetta a Umberto Bossi, leader della Lega Nord, presente appena 515 volte (93,08 per cento di assenze). Marco Follini, dell’Udc, è a metà classifica: collezionando 351 presenze e 463 assenze ha saltato il 52,61 per cento delle votazioni.

Per quanto riguarda le assenze del Senato preferiamo stendere un vero pietoso di silenzio e sconforto. Il presidente Pera è più volte intervenuto minacciando interventi severi, ma nulla cambia.

Come se ne esce da questa squallida e vergognosa situazione di “banchi vuoti e portafogli pieni?”
Forse con una maggiore severità dei singoli capigruppo, forse con meno avvocati che fanno processi per conto loro guadagnando due volte, forse con un maggior e più esteso senso di responsabilità, forse vietando il doppio incarico a Roma e a Bruxelles, forse ritrovando il vero senso della "Respublica" nel suo valore etimologico, forse partecipando ai convegni e ai congressi solo il sabato o la domenica, forse selezionando meglio i candidati, forse non ricandidando tutti coloro che superano il 50 per cento di assenze, sia che si chiamino De Mita, Bertinotti, Fassino, Rutelli o D’Alema.

Il dibattito è aperto…


Vittorio Baroffio

 


 
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