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Stop agli speculatori

Berlusconi: "Il governo difenderà i piccoli risparmiatori. Stop agli speculatori".

L’attesa è tutta rivolta alla riunione del Senato americano che all’alba di questa mattina è stato chiamato a decidere sulle sorti del piano Paulson pensato per salvare Wall Street e il sistema bancario americano. Nel frattempo però, Palazzo Chigi e il ministero dell’Economia decidono di lanciare un segnale chiaro e inequivocabile: gli italiani non perderanno i loro soldi e il governo si impegna a fare il possibile in questo senso. L’intenzione di Silvio Berlusconi è quella di evitare che alle notizie che arrivano non solo dagli Stati Uniti ma anche dalla Borsa di Milano (dove Unicredit, Intesa Sanpaolo e Banco Popolare hanno passato una mattinata sull’ottovolante) si assommi il panico dei risparmiatori che altro non farebbe che rendere ancora meno gestibile la crisi. Insomma, «non bisogna farsi prendere dal panico» perché «in Italia non ci sono patemi, non c’è una preoccupazione eccessiva e non ci deve essere paura». Ma c’è anche dell’altro, perché - spiega il Cavaliere nelle sue conversazioni private - «sono stati gli speculatori a spingere al ribasso le nostre banche» proprio mentre la Bce immetteva sui mercati denaro liquido per 50 miliardi di euro e le altre Borse europee riprendevano quota.

Così, appena arrivato a Napoli, Berlusconi va dritto al punto e si schiera con i piccoli risparmiatori: «Non consentirò attacchi speculativi sulle nostre banche e non accetterò che i cittadini italiani perdano neanche un euro dei loro depositi». Un messaggio forte, anche nel tentativo di fare quadrato quando l’onda lunga di Wall Street arriverà anche in Europa. Tanto che nel primo pomeriggio arriva una nota ufficiale del ministero dell’Economia. «Al fine di proteggere il mercato italiano da attacchi di natura speculativa che trovano alimento dal perdurante clima di incertezza del sistema finanziario internazionale - si legge nel comunicato di via XX Settembre - il ministro dell’Economia, d’intesa con il governatore della Banca d’Italia si impegna ad adottare le misure necessarie per garantire la stabilità del sistema bancario e a difendere i risparmiatori secondo le indicazioni del presidente del Consiglio». Una presa di posizione, quella del governo e della Banca d’Italia, che secondo gli analisti - insieme alle rassicurazioni dell’ad Alessandro Profumo - ha contribuito alla ripresa in Borsa del titolo Unicredit. «Dopo il nostro intervento - fa notare il Cavaliere durante una conferenza stampa a Napoli - Unicredit è passata da -7 a +7%». D’altra parte, spiega ancora il premier, «il Paese è attrezzato per dare delle risposte e il nostro sistema bancario è lontano rispetto a quello degli altri Paesi». Un’analisi che parte da lontano: «Il valore di un’impresa è dato dal suo reddito e dalle previsioni di reddito. E le aziende in Italia sono sane. Quando il reddito di un’impresa supera del 3 o 4 per cento il valore delle azioni in Borsa, quella azienda è sottovalutata. Oggi ci sono aziende sottovalutate del 12 o 13».

E ancora: «Gli immobili in Italia non hanno subito flessioni di prezzo, gli istituti di credito operano sul territorio con migliaia di sportelli e il sistema dei mutui italiano concede a chi investe per una casa al massimo il 50%». Rassicurazioni a parte, però, che Berlusconi tema le ripercussioni della crisi internazionale non è affatto un mistero, tanto che in una delle anticipazioni dell’ultimo libro di Bruno Vespa, Viaggio in un’Italia diversa, ammette che la situazione economica influirà con ogni probabilità «su certe riforme che con molta chiarezza abbiamo legato all’andamento del bilancio dello Stato». Tra queste, «l’imposizione fiscale sulla base del quoziente familiare». Al taglio delle tasse, invece, si potrà procedere solo dopo che il debito sarà portato al di sotto del 100% del Pil, cosa che avverrà nel 2011. Entro il 2013, quindi, la pressione fiscale sarà portata sotto il 40%. «Il traguardo che ci siamo fissati - spiega Berlusconi - è di scendere entro il 2011 dal 106 al 100% del rapporto tra debito e prodotto interno lordo. Da quel momento, ogni risparmio sul costo dello Stato si trasformerà in riduzione delle aliquote fiscali. Contiamo di portare la pressione fiscale sotto il 40 per cento a fine legislatura. Significa un 10 per cento in meno delle tasse attuali che pagano le imprese e le persone». Il piano casa, spiega invece il Cavaliere, non dovrà essere rivisto «perché non inciderà sui costi dello Stato». E dunque le prime case saranno pronte «con molto anticipo sulla fine della legislatura».

 

Adalberto Signore

2.10.2008 - 11:40

 

 


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