• IscrizioneIscrizione
  • GadgetGadget
  • ContattiContatti
  • Cellulari e RSS FeedCellulari e RSS Feed
spacer

Federalismo?

Nasce il federalismo fiscale. Ma per adesso non si vede. In attesa di vedere il film per intero il federalismo fiscale mostra solo i titoli di testa. Cioè i principi generali. E su quelli sembrano essere tutti d’accordo: i Comuni le Regioni le Province e persino quelle Comunità montane sulle quali qualche mese fa pendeva una taglia “vivo o morto”. La Lega brinda dopo il via libera del consiglio dei ministri. Per Bossi è una giornata speciale. L’amico Tremonti parla di «riforma storica». Fa bene a sorridere anche Calderoli, al quale va riconosciuto il merito di non aver mai tagliato il filo del dialogo con gli enti locali anche quando questi alzavano la voce. Un Calderoli formato Gianni Letta, diciamo. «La consultazione dei governi locali è la strada che ha dato maggiori frutti e intendiamo dar seguito a questo cammino. Finora il federalismo è sempre stato calato dall’alto».

Calderoli tessitore instancabile: glielo riconosce anche il ministro ombra del Pd e sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, nel corso di un convegno a Milano davanti allo stesso ministro leghista, al presidente della Provincia di Milano Penati e al governatore lombardo Formigoni. Tutti concordi nel rimarcare la scelta di metodo: avanti col massimo coinvolgimento degli enti interessati.

Niente toni aspri, al limite qualche punzecchiatura più per esigenze di casacca che per convinzione autentica. «La prima bozza era una falsa partenza», ricorda Chiamparino. «Era solo uno schema volutamente vago su cui mi interessava coinvolgere sindaci e presidenti», gli ribatte il lumbard. In effetti è difficile montare una vera e propria polemica sui titoli di testa e sulle linee di principio approvate nel pomeriggio. Il federalismo fiscale era nei programmi dell’uno come dell’altro schieramento, tant’è che Chiamparino ammetterà senza problemi che «il federalismo fiscale, se fatto bene, è una riforma che modernizza il Paese». Neanche Veltroni affonda il colpo, si limita a timbrare il cartellino della critica politica: «È un pasticcio». Diversamente rischierebbe di trovarsi in disaccordo con gli amministratori locali del Partito democratico, sensibili al tema degli schei da spendere sul territorio per migliori servizi ai cittadini tanto quanto i colleghi del centrodestra.

A chi serve? Il federalismo fiscale serve ai Comuni, alle Province e alle Regioni come il pane e finalmente un po’ di pane sta arrivando. Quanto e di che qualità però è ancora tutto da stabilire. Per vedere il film intero occorrerà aspettare i decreti delegati; se ne riparla tra due anni, come mette subito in chiaro Tremonti. «Speriamo un po’ prima», confida Calderoli. Il fattore tempo non è secondario. Ma sono soprattutto i numeri la ciccia che conta. È lì la partita vera: quanti soldi arriveranno agli enti locali? E a chi, tra Regione, Provincia e Comune? Fino a quando non si entrerà nel merito, centrodestra e centrosinistra eviteranno di azzuffarsi. Meglio mettere il dialogo al riparo dalle gelate del clima elettorale. Quel dialogo che la Lega considera imprescindibile sia dentro che fuori dal Parlamento. Bossi non vuole ripetere le forzature della volta scorsa.

Acqua di rose? Sarà un federalismo all’acqua di rose, allora? Speriamo di no. Non converrebbe a nessuno, soprattutto alla Lega che della fiaccola federale resta il tedoforo storico. Il primo passo è nella direzione giusta: si abbandona finalmente il criterio della spesa storica per valutare i nuovi flussi verso i territori sulla base dei costi standard. Tutto il resto va però riparametrato. «Manca la parte più complicata», ammette Formigoni alludendo appunto a quei numeri finora in bianco. E lì se ne riparla tra due anni. Nell’attesa Calderoli è chiamato a disboscare la selva degli sprechi pubblici. Il che non è di minor importanza se si vuole che la pressione fiscale non aumenti. Più soldi da spendere per i servizi locali significa meno soldi per mantenere uno Stato sovrappeso per non dire obeso. Da qui non si scappa. L’operazione è tutt’altro che semplice: per tagliare ci vuole coraggio, non si deve guardare in faccia a nessuno. Il recente regalo verso amministrazioni poco virtuose non è stato incoraggiante. Quel miliardo e 31 milioni di euro che il governo ha stanziato per il riequilibrio economico-finanziario di alcuni enti locali è stato interpretato come un regalo irresponsabile. E nemmeno il patrimonio immobiliare girato gratuitamente a Roma è andato giù a tutti. Tant’è che Calderoli ha dovuto metterci una pezza: «L’unico aspetto negativo, ma necessario, del decreto è stato l’intervento straordinario effettuato per le situazioni di dissesto economico di Roma (500 mln) e di Catania (140 mln), interventi che ci auguriamo non si debbano più ripetere. Il federalismo fiscale porterà non solo a responsabilità di trasparenza di entrata e di spesa ma anche a ottenere il risultato che chi sbaglia pagherà non solo in termini politici».

 

Gianluigi Paragone

 

 

Ndr: Continuiamo a credere che il "vero Federalismo" (e quello Fiscale ne fa parte) debba prevedere l'eliminazione delle anacronistiche Regioni a Statuto Speciale, delle Province, degli Enti Autonomi, delle Circoscrizioni, di buona parte delle Comunità Montane e delle Prefetture. Buon lavoro Ministro Calderoli!

 

Vittorio Baroffio


4.10.2008 - 23:05

 

 


spacer