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Un Paese da salvare

“L’età della cavalleria è finita. Quella dei sofisti, degli economisti e dei contabili è giunta; e la gloria dell’Europa giace estinta per sempre”. Questo scrisse Edmund Burke sulla rivoluzione francese nel 1790. Restringiamo il campo, limitiamolo al nostro ex Belpaese e cerchiamo di capire cosa sta succedendo, a caso, senza un ordine di priorità (datelo voi):

 


BANCHE

Tutte si sono date un codice etico, l’UniCredit di Profumo nel 1966, Passera di Banca Intesa, a riguardo, qualche anno fa disse: “Performance e responsabilità sociale non sono in conflitto fintanto che non si pretendono performance eccessive, che comportino livelli insostenibili di stress sui risultati. Ma se si punta a obiettivi di crescita realistici e non marziani, non vedo contraddizione insanabile. La banca è un’azienda come le altre, deve fare performance perché questo è la base di tutto. Tuttavia la banca è un’azienda che fa funzionare le altre, che agisce come volano per il sistema economico. La sua prima responsabilità sociale è proprio questa: far funzionare bene il sistema, promuovere la crescita del sistema a cui anche lei appartiene, fare bene il credito, allocate bene il risparmio, aprire l’accesso al credito per fasce sociali disagiate ma che meritano credito”. Da “Banca padrona” – Vittorio Borelli – Ed. Rizzoli.
Secondo voi, a questi geni della finanza “tossica”, è meglio dare subito il 41/bis o bastano gli arresti domiciliari? Comunque, se restituiranno il malloppo (bonus) e andranno definitivamente in Africa con Frodi e Veltroni, potremmo chiudere un occhio.

 


FEDERALISMO

Il Federalismo è come l’Etica o la Morale, tutti ne parlano, nessuno lo conosce, men che meno i leghisti, che anni fa scelsero come ministro delle Riforme uno steward dell’Alitalia, tale Speroni, al posto del prof. Gianfranco Miglio. Ora il Ministero è in mano al grande Bossi, le cui conoscenze costituzionali sono pero’ quelle apprese per corrispondenza alla Scuola Radio Elettra, ove non credo insegnassero Loche, Milton, Hamilton, Cattaneo, Kant, Proudhon, Ferrari, Salvemini, Einaudi, Calamandrei o Spinelli, che fu uno dei fondatori del Movimento Federalista Europeo, solo per citarne alcuni. Non c’è sarcasmo in queste mie parole, solo molta preoccupazione. Per favorire l’apprendimento rapido delle nozioni-base della materia, ricordo che il “vero” Federalismo (Modello CH/USA/D) prevede: a) Uno Stato Centrale che si occupi di Difesa, Politica Estera, Economia; b)Le Regioni (Cantoni, Land o Stati) come repubbliche indipendenti e confederate; c) I Comuni, vera ossatura del vivere sociale, principale punto di riferimento di istanze e dei diritti-doveri del cittadino. Il resto, cioè Province, Enti locali, Circoscrizioni, Regioni a Statuto Speciale sono come i titoli della Lehman: spazzatura da buttare, anzi peggio, perché la spazzatura la butti una tantum, mentre le predette strutture sono stipendifici inutili e costosissimi (circa 10 mld anno solo le province). Infine, se il duo Bossi/Calderoli piu’ Brancher e altri vogliono fare qualcosa di reale, di costruttivo, già che ci sono devono eliminare anche i Prefetti, “…simbolo di un centralismo statalista arrogante, autoritario e lontano dai bisogni e dai desideri della popolazione, la quale sola è legittimata, in un Paese realmente democratico, a governare le proprie faccende locali” (Morris L. Ghezzi - Federalismo - Patera Editore). Ecco il pensiero di Einaudi circa i Prefetti: “Finchè esisterà in Italia il prefetto, la deliberazione e l’attuazione non spetteranno al consiglio municipale ed al sindaco…ma sempre e soltanto al governo centrale, a Roma; o, per parlar piu’ concretamente, al ministro dell’Interno (L.Einaudi, ibidem, p.706).
Concludo l’argomento chiedendovi: vi sembra giusto dare 500 mln a Roma e 150 a Catania per ripianare debiti dovuti a malagestione, clientelismo, incapacità… per non dire altro? Un esempio: Veltroni, da sindaco della Capitale, spese 5,4 mln in balocchi, cioè si invento’ “il museo dei giocattoli”… compro’ oltre 10mila vecchie bambole, ma la mostra non ha mai aperto… forse non ha ancora finito di pettinarle, come direbbero quelli di Striscia. Vi sembra giusto che la Regione Sicilia, ormai in bancarotta, abbia 21.104 dipendenti, uno ogni 239 abitanti (in Lombardia uno ogni 2500) e i dirigenti a Palermo siano 2.245 e a Milano 300? E che dire del Comune di Catania? Con le finanze al limite del collasso, nel solo 2006 sono stati distribuiti due milioni di euro in gratifiche. Delle Regioni Calabria e Campania non dico nulla per pietà verso i lettori, ricordo solo i loro funzionari dovrebbero stare tutti in galera, unitamente a buona parte dei sindaci di quelle Regioni.

 

E’ ora o no di dire basta?

 


I COSTI DELLE ISTUZIONI

La presidente irlandese Mary Mc Aleese ha deciso di tagliarsi la paga del 10% alla luce dell’attuale situazione finanziaria nazionale. Martedi’ scorso il ministro delle Finanze aveva annunciato un taglio del 10% agli stipendi dei ministri e dei piu’ alti funzionari dello Stato in quella che aveva definito “un’azione patriottica”. E da noi? Ovvio che no, anzi, il segretario generale del Senato si aumenta la paga del 10%. Proprio quando i palazzi della politica sembrano iniziare ad avere un volto umano, pagando un po’ di piu’ il barbiere e i pasti, ecco la brutta sorpresa: 52mila euro lordi annui di aumento. No, non è lo stipendio di un dipendente di Palazzo Madama. Peggio: è soltanto l’aumento che, nel 2008, s’è visto riconosciuto il segretario generale del Senato, il numero uno dell’apparato burocratico interno, tale Antonio Malaschini. E’ “Il Sole 24 ore” a dare la notizia. Precisando che, al netto dell’integrazione, lo stipendio totale del grand commis sale a 485mila euro lordi anni. Una fortuna. Certamente piu’ del doppio di quanto guadagni un senatore in carica. Ad una lettera di Brunetta che chiedeva di pubblicare gli emonumenti dei dirigenti, Senato e Camera hanno risposto di no: siamo autonomi, non siamo un ministero. E' vero hanno ragione, solo che non si sa bene cosa siano, il Senato non lavora quasi mai, alla Camera pettinano (quasi sempre) le bambole di Veltroni.

 

Cos’hanno da dire a riguardo Fini e Schifani?

 


Vittorio Baroffio

 

P.S. x Tremonti: non vorrei sembrare noioso, ma cosa è stato fatto per recuperare i 98 Mld(novantotto miliardi) di euro dello "scandalo slot machines"? Ripropongo l'ultimo articolo a riguardo:

Videopoker, 100 miliardi non riscossi dai monopoli e finiti alla mafia. Riproponiamo l'inchiesta scoop de Il Secolo XIX a firma Marco Menduni e Ferruccio Sansa, rimasta lettera morta. Ricordo che 100 miliardi di euro (98 per la precisione) sono circa un terzo del Pil. Domanda: perchè nessuno se ne occupa?

 

Altro che tesoretto. C’è un tesoro da quasi cento miliardi di euro che lo Stato non ha mai riscosso, nel mega business delle macchinette videopoker e dei giochi. Tre Finanziarie. Lacrime e sangue che potevano essere risparmiati agli italiani solo garantendo il rispetto delle regole. È scritto nero su bianco nella relazione di una supercommissione di esperti, guidata dal sottosegretario all’Economia Alfiero Grandi e dal generale della Finanza Castore Palmerini, finita sul tavolo del viceministro Vincenzo Visco (ora sul tavolo di Tremonti, presumo, ndr).

 

Ma l’aspetto più allarmante è che, secondo il Gruppo antifrodi tecnologiche della Guardia di Finanza, parte di questo denaro è finito dritto dritto nelle tasche della criminalità organizzata. Di Cosa Nostra, soprattutto della cosca di Nitto Santapaola. Sotto il naso di chi avrebbe dovuto controllare: i Monopoli di Stato. E ora su questo scandalo indagano gli uomini migliori delle Fiamme Gialle, la procura della Corte dei Conti a Roma, diverse procure in tutta Italia (Venezia, Bologna e Roma). Un mosaico che si sta ricomponendo.

 

Un’inchiesta che si riferisce soprattutto agli anni 2004 e 2005, ma la situazione non è cambiata: «È da segnalare a tutt’oggi - scrive la Commissione - il permanere di una percentuale (anche questa “testimoniata”) di apparecchiature che dovrebbero essere in rete e che invece non vengono rilevate». Un’inchiesta svolta non senza pericoli, lasciano intendere i finanzieri. Ma alla fine la tradizionale conferenza stampa non si fa. Bloccata «per ordini superiori» all’ultimo istante.

 

Tutto è rimasto - almeno per adesso - sotto silenzio. E uno dei commissari rivela al Secolo XIX: «Pensavamo che questa relazione fosse un’autentica scossa. Invece se n’è parlato pochissimo e la parte relativa alla criminalità organizzata è praticamente “scomparsa”».

Marco Menduni e Ferruccio Sansa de IL Secolo XIX ai microfoni di Radio19: La relazione della commissione d’indagine.

 

(...) 

 

Fonte: La montagna di videopoker, di Paolo Crecchi de Il Secolo XIX.


10.6.2008 - 10:43


19.10.2008 - 18:00
 

 

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