Abbiamo deciso di chiedere a Berlusconi di fare uno sforzo difficile ma necessario: vista la crisi economica, deve eliminare il carrozzone delle Province italiane. Gli abbiamo rivolto un appello, e abbiamo bisogno che voi lo sosteniate firmando il coupon che trovate su LIbero e lasciando i vostri commenti su questo sito internet. Il perché ve lo spiega qui Gianluigi Paragone:
"...Alle condizioni date, il piano del governo per far fronte alla crisi era il massimo possibile. L’ottimismo è un’emozione che dà forza e fa bene Berlusconi a incitarla per spingere verso il consumo. È vero. Tuttavia, l’ottimismo rischia di diventare una spericolatezza se non trova anche dall’altra parte - cioè nel governo - un identico ottimismo. Mi spiego. Il pacchetto di misure è un gran bel compromesso, ma non incide strutturalmente. Difetta di ottimismo. Ottimista sarebbe stato intervenire strutturalmente sui salari, quindi sul costo del lavoro, quindi sugli sgravi fiscali. Ma non si può perché lo Stato non ha i soldi. A meno che…
Ed eccoci al punto. «Lo Stato non ha i soldi» è un’espressione ambigua: i soldi, lo Stato li ha ma li spreca nello scolapasta. Pertanto bisogna agire sullo scolapasta.
Basta giri di parole: il governo deve abolire le Province. Ogni anno ci costano la bellezza di 16 miliardi e mezzo.
Durante la campagna elettorale sembrava che le Province fossero destinate alla mannaia; erano tutti d’accordo ad abrogarle. Tutti eccetto la Lega, una forza che del territorio si sente sentinella. Capiamo le ragioni del Senatur. Tuttavia non possiamo desistere dall’appello.
Berlusconi deve avviare un processo di progressivo smantellamento delle Province. Vada da Bossi e gli dica: caro Umberto, io mi impegno per accelerare i tempi del federalismo e tu non ti metti di traverso, tanto il federalismo può tranquillamente prescindere dalle Province. Silvio deve farlo subito se vuole approvare a breve interventi strutturali a favore delle imprese, dei lavoratori, dei pensionati, del ceto medio e delle partite iva.
Non siamo così matti da proporre un intervento così, su due piedi. Entro la fine del 2009 – quindi in un anno – però si possono fare due cose: bloccare i processi di costituzione delle nuove Province (è davvero paradossale che dopo lo sdegno contro la Casta, si stia discutendo il parto di 25 nuove Province!!!) e abrogarne almeno venti. Preso il passo, poi si prosegue fino alla totale estinzione.
Sappiamo che stiamo gettando una patata bollente nelle mani del Cavaliere, ma solo Silvio Berlusconi può fare un taglio del genere. È ciò che anch’egli vorrebbe in animo suo. Ed è ciò che, da imprenditore, avrebbe chiesto in un simile momento di difficoltà.
La vera variabile della crisi italiana non è la situazione americana, ma è la situazione italiana. Se il peso dello Stato fosse meno opprimente, le imprese non licenzierebbero come stanno facendo, perché dalle crisi si esce solo innovando, cercando risorse umane preparate e con idee nuove. Ovvero investendo.
Ma come si fa a investire in Italia? In un Paese dove, come ha fatto notare Casini l’altra sera in tv, la Pubblica amministrazione paga i fornitori in tempi biblici. Questa è arroganza pura.
Il governo Berlusconi nei primi mesi ha fatto parecchio e gliene abbiamo dato atto. Ora deve cambiare passo. Coraggio, presidente, tagli le Province e vedrà che i soldi per fare ripartire l’economia si troveranno.
Però cominci subito".
di Gianluigi Paragone
Ndr: Sottoscrivete anche voi l'appello a Berlusconi per abrogare le Province: trovate il coupon su Libero. Per lasciare un commento basta registrarsi gratuitamente lasciando nome, cognome e indirizzo e-mail.
Vittorio Baroffio
30.11.2008 - 13:11