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L'identità del PdL

Il Popolo della Libertà non è un partito come gli altri perché esso è la conseguenza inevitabile dell'appello alla nazione e al popolo fatto nel '94 da Berlusconi. Il leader e il popolo si sono uniti prima che nascessero gli eletti in parlamento e prendesse forma l'organizzazione politica. Quell'appello fu un atto di eccezione che corrispondeva a una situazione eccezionale riempiva il vuoto lasciato dall'autodissoluzione reale dei partiti democratici anticomunisti. 

sito del Popolo della libertà
Ma questo fatto ha anche mostrato che l'avvento della società della comunicazione ha cambiato la figura della democrazia. Il corpo elettorale è anche un pubblico e dinanzi al televisore fa le sue scelte politiche. Il ruolo della sezione di partito, che era stato il luogo nobile ed oscuro in cui era nata la democrazia, ha perso il ruolo fondamentale di guida del popolo, a cui offriva il supporto di una cultura e di un linguaggio. Il ruolo dell'intellettuale politico, così importante nella vita democratica sino ad allora, ha ceduto il suo spazio a quella «Bibbia dei poveri» che è la televisione. I volti divenuti accessibili e quindi giudicabili divengono così un elemento fondamentale della scelta politica. I partiti come coscienza dell'elettorato incolto svaniscono nella figura storica del leader. La trasformazione dell'elettorato in pubblico televisivo ha innalzato la qualità della democrazia ed ha avvicinato la democrazia diretta a quella parlamentare, ha avvicinato così la democrazia occidentale al suo modello, la democrazia ateniese, forma originaria della democrazia diretta. Il ruolo del partito democratico delle tessere e dei congressi, che vede nella democrazia dei partiti la garanzia della democrazia nello Stato, è ora superato dal fatto che l'elettorato può scegliere direttamente il suo leader. E permette così che il leader scelga il suo elettorato. E' quello che è avvenuto con la «discesa in campo» di Berlusconi. Il leader ha scelto il suo elettorato e l'elettorato ha confermato la scelta.


Che ruolo ha un partito quando la democrazia parlamentare si avvicina sempre più alla democrazia diretta? Questo processo è destinato a continuare, anche perché l'accesso a internet consente i rapporti tra candidato, politico e popolo in forma di rapporti personalizzati. Anch'esso concorre al fatto che il volto della persona divenga un elemento fondamentale della scelta politica.


Ciò rischia però di creare una frammentazione eccessiva delle politiche nei volti e quindi di far venir meno quella funzione di sintesi che le istituzioni pubbliche richiedono. Un partito con livello nazionale e respiro europeo è necessario al ruolo della democrazia come supporto dell'unità della nazione e dell'autorità dello Stato. Questo è ciò che ha realizzato finora la coalizione di governo del centrodestra, che è divenuta l'unica guida sicura che oggi possiede il paese dopo che la crisi del sistema politico italiano è ricaduta sulla sinistra che ne aveva largamente approfittato. La leadership di Berlusconi è coessenziale alla coalizione di governo ed è costituiva del Popolo della Libertà. E' come se questa leadership dovesse essere incorporata nel partito per permettergli di andare oltre il tempo politico di Berlusconi. Ciò significa che sarà il leader a dover garantire la transizione al corpo politico che ne esprime la continuità con la sua opera.


Occorre definire le caratteristiche culturali del partito, che possono garantire il suo permanere come realtà stabile nella politica italiana. La prima caratteristica è di essere un partito che riconosce le origini cristiane dell'Italia come insieme di popoli con differenti storie, che hanno però mantenuto l'unità come civiltà, prima della forma di Stato. La diversità nell'Italia è una ricchezza, non una povertà, e per questo il partito è favorevole a dare dimensioni federali all'unità dello Stato. La seconda caratteristica è di essere partito nazionale che riconosce l'inevitabilità della trasformazione delle molte Italie in una nazione moderna, compiuta dalla riforma nazionale liberale del Risorgimento. La riconosce come una dimensione permanente della democrazia e della libertà. La terza caratteristica è quella di essere un partito popolare che vede nelle condizioni più disagiate uno stimolo per realizzare quell'eguaglianza dei cittadini nel livello di vita che è lo scopo del cambiamento sociale del Novecento. La quarta caratteristica è di essere cattolico, cioè capace di garantire nella laicità dello Stato il diritto della Chiesa cattolica, che ha in Roma la sua sede universale, di avere piena e libera vita nella parola e nell'azione. La quinta caratteristica è di essere liberale, cioè di considerare la coscienza della persona come il valore a cui lo Stato dedica la sua autorità e la sua efficacia.


Queste caratteristiche del governo che la coalizione di Berlusconi ha dato al paese in questi anni dovranno essere la guida fondante del Popolo della Libertà, che da questa esperienza nasce. Scopo fondamentale del partito è anche un cambio della Costituzione della Repubblica, che non ha garantito il nesso diretto tra popolo e governo e non ha dato al governo l'autorità necessaria a dirigere il paese.

 

 

Gianni Baget Bozzo

11.1.2009 - 17:42

 

 


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