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Quando Gesu' è di troppo

Cos’è rimasto del Natale ? Niente, nemmeno Gesu’ : in una scuola di Como viene sostituito con Virtu’, operazione giacobina di spersonalizzazione di Dio, concetto astratto meno scomodo di una presenza individuale che ti sfida a convertirti. L’Italia fa ormai parte a pieno titolo di quest’Europa che rinnega - nella Costituzione – la matrice cristiana che sta a fondamento della sua identità civile e spirituale: segno di una tale profonda decadenza è la rimozione del presepe, comprese le recite scolastiche di argomento natalizio. Mi chiedo: dov’è, in queste pie e serene tradizioni, il pericoloso fondamentalismo che farebbe gridare allo scandalo le schiere di imbecilli laicisti stesi a scendiletto sotto i piedi degli islamici? Perchè sia detto chiaramente: la sensibilità che il Natale e i suoi simboli potrebbe urtare è quella dei nuovi padroni nelle mani dei quali ci stiamo consegnando, come continente e come civiltà, barattando una farsa di sopravvivenza con la nostra dignità: gli islamici che ci hanno conquistato fingendosi vittime. Ma la colpa della cancellazione del Natale è tutta nostra: il mito dell’accoglienza unilaterale si sta rivelando suicida. Le anime belle del buonismo politicamente corretto ci illudono di dialogare mentre ci stanno preparando alla sparizione. C’è voluto che il Papa difendesse la dignità del presepe, ma questa volta nessuno l’ha ascoltato: per i cattocomunisti, il Pontefice e Gesu’ fanno comodo solo quando si possono manipolare per farne dei simboli del pacifismo ideologico; ma per il resto non contano, sono di troppo.

 

La cifra dei cattocomunisti è la stessa che Dionigi Tettamanzi ha riconosciuto come la forza del Cristianesimo: la debolezza. No, signori: la forza del Cristianesimo è il coraggio dell’umiltà, che è cosa ben diversa. Significa prima di tutto aprirsi agli altri perchè pienamente coscienti della propria identità, che non va imposta ma protetta proprio per poter discutere e confrontarci. La rimozione dei simboli di Natale e financo del suo protagonista non è dunque un’operazione di accoglienza o di rispetto interculturale (tra l’altro principio del tutto ignoto agli islamici) ma di sottomissione; non è una proposta di fratellanza ma un tradimento. Non potendo fare di Cristo niente di piu’ di un simbolo ideologico pauperistico e terzomondista, questa volta lo hanno fatto sparire. Nella mia vita, frequentando chiese e parrocchie, ho visto presepi di tutti i tipi, nel trionfo assoluto della demenzialità. Ho visto bambinelli fatti nascere nei campi profughi palestinesi (mai nelle case dei coloni israeliani, chissà perchè), negli edifici popolari delle periferie metropolitane; ho visto angeli festanti costruiti con le facce di europei e arabi che si danno la mano in un delirio di fratellanza posticcia e zuccherosa, ne ho viste di tutte. Ma la sfida di Gesu’ è superiore a tutto questo.

 

Cristo nasce senza casa, o meglio fuori da casa, non perchè si schiera politicamente a fianco dei “migranti” contro i “razzisti” di destra, ma perchè è Lui la casa degli uomini. Cristo nasce senza mezzi nè potere non perchè ha operato una scelta ideologica pauperista ma perchè i suoi erano i mezzi e il potere di Dio. Le modalità della venuta di Gesu’ al mondo non seguono le necessità di un’opzione politica ma la logica di una scelta divina: è qui la ragione della schizofrenia benedetta del Natale, per cui la nascita di un poverello è segnata in cielo (la stella cometa) e intorno alla culla di uno straccione si ritrovano adoranti i re del mondo: quel mondo che nell’ottica di Dio non è diviso in ricchi e poveri, e nemmeno vive della contrapposizione di classi sociali, ma è semplicemente popolato da uomini che danno frutto (spirituale e di voncersione) e da altri che non ne danno. Dov’è Cristo i rapporti umani sono scompaginati da una presenza contraddittoria che vanifica le categorie materiali e ideologiche secondo le quali gli uomini si riconoscono.

 

Fare di Cristo un’icona comunista, e sdoganare cosi’ l’ideologia dell’ateismo, è stato relativamente semplice: è bastato togliere la dimensione mistica e trascendente alla presenza divina nella storia e puntare tutto su una pretesa valenza sociale della vita di Gesu’, fin dalla sua nascita. Ma per minare alla base i pilastri di un’intera civiltà che oggi è caricata di tutte le colpe dei mali del pianeta (quella occidentale), tutto questo non bastava: bisognava uccidere Cristo in culla, o meglio nella mangiatoia. E cosi’ il Natale rimane come festa vanerella e insipida, che non urta nessuno perchè non ha piu’ messaggi nè significato, un terreno neutro dove c’è posto per Cappuccetto Rosso, le canzoni di Venditti e i musulmani soddisfatti perchè gli stiamo togliendo un ingombro fastidioso: Gesu’.

 

E’ curioso. Se io metto il bambinello in un lettuccio di paglia, sopra un mobile del salotto, e intorno a Lui animo una scena di pupazzi che ricompongono la serena oleografia di un evento salvifico sono un fondamentalista, uno che non ha rispetto per gli altri; ma se gruppi di bestie senza dignità sgozzano prigionieri inermi sono patrioti esasperati dall’arroganza dell’invasore occidentale. C’è qualcosa di marcio in questo mondo. Il problema, in realtà, non è nemmeno che si faccia o meno il presepe, o che si canti o meno “Tu scendi dalle stelle”: ma è piuttosto che oggi Cristo, con la sua sfida ad amare senza farsi sottomettere, non abbia piu’ niente da dire. Se non sta sulle bandiere arcobaleno per accostarsi all’icona rivoluzionaria del Che Guevara è bene che non stia da nessuna parte. Il messaggio di Cristo oggi non è utile ai cattocomunisti; in quella mangiatoia il Cristo bambino santifica l’esistenza di ciascuno come individuo figlio di Dio, e non come “uomo sociale” o sottomesso, cioè muslim, “musulmano”. Oggi gli intellettualoidi snobboni e schifiltosi della sinistra chic, il mondo del buonismo comunista cattolico o meno, non sanno piu’ cosa inventare per manipolare la figura di Cristo e fargli dire e fare cose che non disse e non fece: per questo lo fanno sparire, costruendo sul Natale ridotto ad un guscio vuoto una mitologia festaiola ingannevole e superficiale adatta a tutti perchè non è piu’ realmente di nessuno. Poi – da sepolcri imbiancati – dicono che il consumismo moderno banalizza il Natale; forse, ma almeno non lo ammazza.

 

Stefano Doroni
doroni@ragionpolitica.it


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