• IscrizioneIscrizione
  • GadgetGadget
  • ContattiContatti
  • Cellulari e RSS FeedCellulari e RSS Feed
spacer

10 buoni motivi per rimandare al 2050...

Aspre critiche vengono rivolte alla Lega, sia da destra che da sinistra, per aver deciso di cavalcare, in Parlamento e fuori, l’opposizione all’ingresso della Turchia nell’Unione Europea. Ma se i toni della protesta sono da alcuni ritenuti troppo sguaiati, non si può dire che – in questo, come in altri casi – gli uomini di Bossi non abbiano tante, molte buoni ragioni. Di più: a giudicare dal tenore degli interventi del pubblico nelle trasmissioni radio e nei talk show televisivi, essi interpretano non solo i sentimenti del loro elettorato, ma quelli di almeno un terzo degli italiani, tra cui molti elettori dell’opposizione.


Per una volta, i leghisti si trovano in buona compagnia anche a livello internazionale: nel dibattito che si è svolto al Parlamento europeo alla vigilia del Consiglio, 245 deputati si sono espressi contro una piena adesione della Turchia all’Unione Tra loro c’erano tutti i parlamentari della Cdu/Csu tedesca, gran parte dei gollisti francesi e dei popolari spagnoli, austriaci e olandesi. In ben otto dei quindici Paesi che formavano l’Unione prima del recente allargamento a Est – Olanda, Finlandia, Svezia, Danimarca, Francia, Lussemburgo, Germania ed Austria – la maggioranza dell’opinione pubblica è contraria perfino all’apertura di un negoziato, con argomenti non molto diversi da quelli dei padani della Lega Nord. E’ significativo che queste posizioni di chiusura siano diffuse soprattutto nel nucleo storico dell’Europa , dove è più forte la volontà di arrivare un giorno a un’unione politica, e nei Paesi, come la Germania, che ospitano già una forte comunità turca. Si tratta, in larga misura, di un “no” che potremmo definire “viscerale”: un “no” che non tiene conto delle lungimiranti considerazioni politiche, strategiche ed economiche che ispirano i Berlusconi, i Blair e gli Schroder, ma solo della paura che l’inglobamento di 70-80 milioni di musulmani poveri e pronti a migrare verso Ovest possa fare perdere all’Europa la sua stessa identità.


Se un rimprovero si può fare alla Lega, è se mai quello di usare nella sua campagna soprattutto i temi più crudi della campagna antislamica, anziché illustrare analiticamente i motivi per cui l’adesione della Turchia, semmai avverrà, potrebbe rivelarsi un pessimo affare. Ce ne sono almeno otto:


1)La Turchia è, salvo Istanbul e un pezzetto di Tracia, un Paese asiatico sia dal punto di vista geografico, sia da quello culturale. Un suo ingresso nella Ue riproporrebbe in maniera drammatica il problema dei confini dell’Unione. Perché sì alla Turchia e no all’Ucraina, al Marocco o alla stessa Russia? Perché arrivare a confinare con Iraq, Iran, Siria?
2)Il grado di sviluppo della Turchia, nonostante i recenti progressi, è ancora insufficiente per poter ambire ad un posto a tavola, e resterà tale per almeno un quarto di secolo. Per quanto il suo reddito pro-capite non sia inferiore a quello delle cenerentole europee Bulgaria e Romania, esso è male distribuito: il 40 per cento della popolazione è ancora impegnato in agricoltura, che produce soltanto il 15 per cento del Pil. Intere province, nell’interno dell’Anatolia, sono ferme ad un secolo fa. L’economia, pur cresciuta, è fragile e soggetta ad alti e bassi che fanno a pugni con la nostra esigenza di stabilità. Il sistema bancario è considerato marcio. L’inflazione, nel 2003, era ancora del 26%, la lira turca va su e giù come uno yo-yo e nella classifica delle libertà economiche la Turchia non figura certo ai primi posti. Trasporti, credito, comunicazioni sono ancora in buona misura sotto controllo statale.
3)Come conciliare le radici giudaico-cristiane dell’Europa, che molti vorrebbero addirittura inserire nella sua Costituzione, con l’adesione di un Paese musulmano che dell’Europa è stato, dalla presa di Bisanzio alla battaglia di Lepanto all’assedio di Vienna, il nemico storico? Come creare una comune base culturale tra popolazioni tanto diverse?
4)Con 70 milioni di abitanti,destinati a diventare 80 entro il 2015, a Turchia sarebbe, con la Germania, il membro più popoloso dell’Unione e quindi, in base alle nuove regole, avrebbe fin dall’inizio un peso determinante nel Consiglio Ue. Il suo ingresso avrebbe pertanto l’effetto di stravolgere molti equilibri, con esiti inquietanti.
5)Possiamo permetterci, in una situazione che lascia presagire un conflitto di civiltà, di dare il passaporto europeo a tanti musulmani? E’ vero che la grande maggioranza dei turchi è laica e avversa alle guerre di religione, ma basterebbero un paio di milioni di ammiratori di Bin Laden per ingigantire il problema del terrorismo. Nessuno, inoltre, ci garantisce che gli integralisti, oggi relegati in un angolo dal loro ex leader Erdogan, non riprendano il sopravvento una volta che la Turchia sia entrata definitivamente nell’Unione e abbia toccato con mano che non è poi il paradiso che sognava.
6)Il problema dei diritti politici e umani è lungi dall’essere risolto. La prova: nel 2003 ben 6301 cittadini turchi (di cui, per la verità, i quattro quinti di etnia curda) hanno chiesto asilo politico all’Unione Europea. Nelle carceri regna tuttora, e regnerà almeno per la durata dell’attuale generazione di secondini, un regime inaccettabile per gli standard europei. A molti europei riesce anche inaccettabile che Ankara si rifiuti tuttora di ammettere il genocidio degli armeni (un milione e mezzo di morti) di ottant’anni fa.
7)Incombe sui negoziati la questione curda, che sta molto a cuore soprattutto a quella sinistra europea che era arrivata a fare un eroe del terrorista Ocalan. Tra le concessioni che Erdogan ha fatto e le regole della Ue sulla tutela delle minoranze c’è ancora un abisso difficile da colmare.
8)La questione del riconoscimento di Cipro è stata risolta solo cosmeticamente a Bruxelles, perché se Erdogan avesse accolto le richieste dell’Unione, sarebbe probabilmente stato messo in minoranza dal suo stesso partito. Per superare questo scoglio, bisognerebbe resuscitare il piano per la riunificazione delle due parti dell’isola, ma qui è Nicosia che si oppone.


A questi argomenti se ne possono contrapporre altrettanti, e non meno validi, a favore di un’adesione della Turchia; ma, almeno, riflettono problemi reali e non di fantasia, come quello striscione leghista che mostrava una (inesistente) donna turca con il burkha.


Livio Caputo

 


Ndr: Al dettagliato articolo di Livio Caputo mancano almeno due elementi importanti per capire la nostra contrarietà all’adesione Ue della Turchia:


a)La Costituzione turca prevede che dietro semplice richiesta sia possibile estendere il passaporto turco a tutti i Paesi da loro considerati “turcofoni”, cioè a buona parte dell’Asia minore (200 milioni di persone);
b)Ultimo ma non ultimo ricordo che il 70 per cento delle donne turche non può decidere chi sposare; questa decisione spetta al padre e/o ai fratelli.


Vittorio Baroffio

 


spacer