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Balliamo sul Titanic chiaccherando di tivù e nozze

Voi dite: sono pazzi questi terroristi. Ma non vi rendete conto di quanta pazzia ci sia dalle nostre parti? C’è un mondo popoloso e feroce che ci ha dichiarato guerra da un pezzo, che studia attentati, si organizza, uccide e si arma contro di noi. E noi qui che bamboleggiamo sulle coppie gay e sulle sfilate omosex, sui minuetti della politica, sul teatrino degli insulti, sulla marea di quisquilie, pinzillacchere, cazzatelle che inondano il discorso pubblico e lo assorbono in una fiction permanente. Ho appreso delle bombe a Londra mentre passavo sul Tevere e notavo una scena surreale, di pura fiction: sotto i ponti c’era gente che simulava la felicità come in un set cinematografico, credeva di essere ai Tropici e camminava disinvolta in bikini e costume lungo il fiume, tra ombrelloni e sedie a sdraio su una sabbia artificiale. A due passi dal filmetto veltroniano, nel biondo Tevere, nuotava un grossa chiavica di topo. Mentre venivo a sapere della carneficina, vedevo la carne esposta a simulare la Natura nel luogo più innaturale che ci sia, e mi dicevo: no, noi la guerra contro il terrorismo non la vinceremo mai. Perché siamo fuori dalla realtà, cerchiamo tutte le occasioni per chiamarci fuori, per simulare la Vacanza della mente, della storia e della geografia. Loro saranno settari, ma noi viviamo in un set; contro il terrorismo usiamo protezione dieci e la crema antirughe. E’ da tempo ormai che la realtà va da una parte e la sua rappresentazione pubblica va dall’altra. Credevamo che la Questione Cosmica del giorno fosse l’Olimpiade assegnata a Londra, con grande scorno di Parigi. Poi ti accorgi che a Londra succede altro che riguarda il mondo, e non riguarda lo spettacolo, lo sport e la ricreazione, ma la guerra, l’odio e la distruzione. Non eravamo mentalmente preparati. Siamo convinti che quando non si parla per tre mesi di terrorismo, il terrorismo non ci sia più.


Qui c’è un esercito internazionale che di insinua nelle nostre città, le sabota, si addestra, poi viene a prendere le misure per farci del male, e noi invece siamo tutti presi dalle escursioni termiche, vediamo titoli di giornali e di tg sul caldo che sembra essere il nostro Nemico principale e sentiamo religiosamente i consigli demenziali che ci vengono ripetuti: se c’è caldo mettetevi all’ombra, bevete molta acqua, vestite e mangiate leggero. Ma no…Oppure, se proprio vogliamo pensare al futuro, anziché renderci conto che qualcuno sta attentando al nostro avvenire, ci rivolgiamo agli oroscopi, ai segni zodiacali. Ma in che sottoscala di cinema paradiso viviamo? E se ascoltiamo la notizia di una tragedia, aspettiamo sempre che qualcuno ci dica: stai su scherzi a parte. Qui c’è gente disposta a morire per farci del male e noi viviamo nell’attesa salvifica del last minute, con cui correre in vacanza…


Insomma qui esplode la realtà e noi bamboleggiamo nel reality; la storia ci assedia e noi pensiamo di farla franca con il lifting e il massaggio cinese. Questa catena di attentati a Londra è una ennesima dichiarazione di guerra in apertura del G8 in Scozia, sotto la presidenza britannica dell’Unione Europea. Ci eravamo dimenticati che Londra mancava all’appello da troppo tempo: il triangolo eletto da colpire era l’America e i suoi due euro-alleati principali, la Spagna di Aznar e la Gran Bretagna di Blair. Dopo New York, dopo Madrid, si aspettava il turno di Londra; ma non ci pensavamo più, come se dimenticandolo noi lo avessero dimenticato pure loro. Invece, eccolo lì puntuale. La bestia non fa sconti, non salta il giro.


Dicono che è una guerra del sud contro il nord del pianeta. Eppure Blair capeggiava il partito degli aiuti al sud, della cancellazione del debito africano. A dimostrazione che essere umanitari, solidaristi e perfino di sinistra, non ti esime dalla mannaia dei terroristi. E serpeggia l’inquietante dubbio che questi attentati possano saldare gli antiglobal ai fanatici islamici.


Nessuno chiede all’Europa e all’Occidente di vivere col coprifuoco, di passeggiare col giubbotto antiproiettile e di richiamare tutti in servizio di leva. Nessuno pretende che si debba stare lì coi nervi tesi e gli occhi cupi ad aspettare il nemico sulla fortezza Bastioni. Ma qui siamo completamente disarmati, incapaci di accennare una reazione, disossati e invertebrati; anche dal profilo culturale e civile. Pensate, infatti: finisci sotto processo se sparli di Maometto e dei suoi seguaci, come è capitato alla Fallaci, mentre non ti succede più niente se offendi Cristo, la Madonna e i suoi seguaci. Se offendi uno straniero, magari islamico, puoi finire anche in galera, se invece offendi il tuo Paese, la sua bandiera, i suoi simboli istituzionali, te la cavi con una multa. Questo vuol dire aver già ceduto mentalmente al terrorista, capitolare alle ragioni dell’altro, amare il prossimo tuo più di te stesso, soprattutto se lui ti detesta e ti vuole eliminare.


Quest’Europa micragnosa che ha paura della sua ombra e del suo passato, che tollera ogni cultura eccetto la propria, che arrossisce se le ricordi da dove proviene, che si fa spernacchiare dai referendum e non è i grado di far altro che dirsi pacifista e relativista, come potrà rispondere a questi attacchi terroristici? Sapranno andare oltre i parametri di Maastricht ed i teatrini dei summit con voto ricordo? Non si accorgono che quando incalza la crisi e l’incertezza, persino negli investimenti, ricorrono agli stati e si aggrappano ai suoi titoli? E invece quegli ectoplasmi sono lì a darsi la zapatera sui testicoli… Qui ci chiamano alle armi e noi ci attardiamo davanti allo specchio a chiederci: come mi sta la tutina militare di fresco lino?


Marcello Veneziani

 


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