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Dimezzare i parlamentari

Quanto poco piacciano a Berlusconi le liturgie della vecchia politica lo si capisce, cronometro alla mano, ascoltando il suo intervento davanti ai gruppi parlamentari del Pdl in vista del congresso di Roma del 27 marzo. Al partito e al suo assetto futuro il premier dedica solo pochi passaggi, per dire che «non dovrà conoscere correnti» e che «la nostra carta dei valori è semplicemente la carta dei valori del Ppe» mentre «il Pd è senza riferimenti». Con tanto di battuta - non troppo benevola - sulla nomenklatura, quando definendoli «i nostri padroni» si rivolge ai vertici di Forza Italia e An seduti sul palco. «Il fatto che siate qui credo vada cambiato, perché - dice ridendo - tutto vorremmo fuorché un partito di nomenklatura...». Seguono risate dalla platea e un po’ meno dal palco, con Italo Bocchino che non riesce a nascondere un certo disappunto.

Per il resto, Berlusconi si concentra sull’attività di governo, si concede qualche gag e - proprio nel giorno in cui a Montecitorio va in scena la prima votazione con le impronte digitali - torna a rilanciare la riduzione del numero dei parlamentari e una riforma dei regolamenti di Camera e Senato che sono ormai «inadeguati». Sul primo fronte, il Cavaliere annuncia alla platea di deputati e senatori una «cattiva notizia». «Proporrò - dice - una legge popolare per dimezzare il numero di parlamentari». Sul secondo, invece, sottolinea la necessità di rivedere i regolamenti parlamentari dopo l’introduzione del «nuovo sistema di voto» voluto da Gianfranco Fini («lavatevi bene le mani e i polpastrelli», ironizza). Secondo Berlusconi, infatti, per snellire le procedure e adeguare i tempi del Parlamento all’attività di governo si dovrebbe «riconoscere il voto di un partito nel voto del capogruppo». «Ovviamente - aggiunge - chi non è d’accordo si presenta in Aula e si astiene oppure vota contro». Passano solo pochi minuti e il presidente della Camera che tanto si è speso in questi mesi per far sì che ad ogni voto coincida non un deputato ma un suo dito prende inevitabilmente le distanze. «Un proposta impossibile che Berlusconi aveva già avanzato e - dice Fini - era caduta nel vuoto. Accadrà la stessa cosa anche stavolta». E così si chiude un altro scambio di fioretto tra premier e presidente della Camera, dopo che la giornata si era aperta con la migliore delle premesse visto che Fini aveva perfino lanciato Berlusconi al Quirinale. «Un’ipotesi non remota», dice intervistato da El País. «Io non ho visto niente», chiosa il Cavaliere interpellato sull’argomento dai cronisti.

Pdl a parte («una forza che segnerà la storia nei prossimi decenni»), Berlusconi si dilunga sull’attività di governo. «Entro fine mese - spiega - inaugurerò il termovalorizzatore di Acerra e potremo dire che l’emergenza rifiuti a Napoli sarà definitivamente superata». Torna poi sul piano casa. Che, assicura, non porterà «nessuna cementificazione» né «la negazione della legge urbanistica». Si tratta, dice il premier, di «una legge di assoluto buonsenso» rivolta alle famiglie italiane che vivono «in abitazioni mono-familiari e bi-familiari». Un provvedimento, annuncia, che venerdì arriverà in Consiglio dei ministri sotto forma di «legge cornice» e riguarderà «almeno il 50% delle famiglie italiane» che potranno ampliare la propria abitazione del 20% grazie a «una semplice lettera di inizio lavori al Comune».

Sulla crisi economica, invece, insiste sulla linea dell’ottimismo. «Nessuna paura, le banche - dice Berlusconi - continuino a fare le banche. Il governo ha messo a loro disposizione tra i 10-12 miliardi di euro per incrementare il patrimonio». Nessun problema nemmeno per il comparto auto, perché gli incentivi del governo hanno rimesso in moto il mercato. «Sono stato ringraziato dai vertici della Fiat e di Volkswagen - confida il Cavaliere - e i magazzini dei concessionari si stanno svuotando». Se la crisi dovesse «prolungarsi» e «aggravarsi», rassicura poi Berlusconi, «siamo pronti a sostenere i cittadini che perdono il lavoro».

 

 Adalberto Signore 
   

    


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