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L'Ultracasta

''Nella giustizia c'è un dieci per cento di autentici eroi pronti a sacrificarle carriera e vita: ma sono senza voce in un coro di gaglioffi che c'è da ringraziare Dio quando sono mossi soltanto da smania di protagonismo.

Idro Montanelli, “Corriere della Sera” del 24.08.1998

 

Inizia così il libro di Stefano Livadotti dal titolo ''Magistrati – L'ultracasta. Ed. Bompiani

 

Premetto che la lettura del libro dovrebbe essere vietata ai minori, ai deboli di stomaco e ai possessori di armi da fuoco.

 

Ma cosa racconta il bravo, bravissimo Stefano Livadiotti? Niente di particolare, solo della madre di tutte le caste: quella dei giudici e dei pubblici ministeri. Uno stato nello stato, governato da fazioni che si spartiscono le poltrone in base ad una ferrea logica lottizzatoria e riescono a dettare l'agenda alla politica. Un formidabile apparato di potere che, sventolando spesso a sproposito il sacrosanto vessillo dell'indipendenza, e facendo leva sull'immagine di tanti magistrati-eroi, è riuscito a blindare la cittadella della giustizia, bandendo ogni forma di meritocrazia e conquistando per i propri associati un carnevale di privilegi. Per la prima volta, cifra per cifra, Livadotti mette nero su bianco tutta la scomoda verità sui 9.116 uomini che controllano l'Italia: gli scandalosi meccanismi di carriera, gli stipendi fino all'ultimo centesimo, i ricchi incarichi extragiudiziari, le pensioni d'oro, la scala mobile su misura, gli orari di lavoro, l'incredibile monte-ferie, i benefit dei consiglieri del Csm. E, parola per parola, le segretissime sentenze-burla della Sezione disciplinare, capace di assolvere perfino una toga pedofila.

 

 Ecco alcune perle:

 

1) Vostro Onore e la fellatio da 70 miliardi 

Un magistrato viene sorpreso in un cinema di periferia, dove ha promesso soldi a un ragazzino per appartarsi con lui. Scattano le manette e la sospensione dal lavoro. Poi, però, dopo tre gradi di giudizio e grazie a un'amnistia, tutto è annullato. E il Csm lo riabilita. Con una sentenza grottesca che fa impennare gli stipendi di migliaia di suoi colleghi. Conclusione un pò volgare: il pompino più caro della storia dai tempi di Adamo ed Eva ai giorni nostri.

 

2) Interrogato, il morto non rispose

A Roma si sono tenute settanta udienze di un processo penale con un imputato defunto. In Sicilia una causa sulla proprietà di alcuni terreni è iniziata all'epoca del Congresso di Vienna e si è conclusa dopo 192 anni. I tempi della nostra giustizia civile sono più lunghi di quelli del Gabon e di Sao Tomè e Principe. Facciamo meglio solo del Congo.

 

3) Prendi i soldi e piangi

Le nostre toghe si lamentano. Dicono che nei tribunali manca tutto: dalla benzina per le auto alla carta igienica. Eppure i dati dicono che l'Italia spende per la giustizia come gli altri paesi. Quando non di più. Ma non c'è mistero. Molto semplicemente, i quattrini se ne vanno tutti per i loro stipendi. Il cui costo è cresciuto del 26% in cinque anni.

 

4) Il tesoretto snobbato

I tribunali tedeschi si autofinanziano per oltre il 45% incassando tasse e diritti. Quelli italiani riescono a recuperare solo un dodicesimo di quanto spendono. Potrebbero reclamare centinaia di milioni di pene pecuniarie e spese processuali. Ma se ne fregano. E lasciano più di un miliardo e mezzo di euro a marcire nei libretti di Poste Italiane S.p.A.

 

5) Il Pm ha sempre ragione

La Costituzione stabilisce l'obbligatorietà dell'azione penale. Si tratta solo di una finzione, perchè nei fatti il magistrato è costretto a decidere a quali reati dare la precedenza. Ma la norma impone allo stato di finanziare tutte le spese che i pubblici ministeri considerano necessarie nelle indagini. A partire dalle intercettazioni, il cui costo, lo scorso anno è stato di circa 250 milioni di euro, spesi ad insindacabile giudizio delle toghe. In teoria l'amministrazione avrebbe potuto recuperare le somme, semplicemente addebitandole agli imputati, ma nessuno ha pensato di farlo. 

 

6) Il buco nero del Csm

Stipendi da nababbi per tutti. Gettoni a pioggia. E' un carnevale di benefit. E' Palazzo dei Marescialli. Il più lottizzato d'Italia. E' l'unico al mondo dove il mese lavorativo è fatto di 3 settimane. Nei corridoi del Csm gli uomini dell'Associazione nazionale magistrati regolano i conti tra loro. E si spartiscono gli incarichi nel sistema-giustizia. E' quasi imbarazzante dirlo, ma a presiedere il Csm c'è Giorgio Napolitano, cioè il Presidente della Repubblica, che, come i suoi predecessori, nulla fa per svuotare questa maleodorante pattumiera.

 

7) Il ministro dimezzato

Il titolare della giustizia è un sorvegliato speciale. Nonostante i limiti posti dalla legge, nelle stanze intorno al suo ufficio lavorano (si fa per dire) 91 magistrati, che occupano tutti i posti chiave. Fanno i cani da guardia degli interessi della categoria. E rispondono solo al Csm, dal quale continua a dipendere il loro status. Come non accade in nessun altro paese democratico. Adesso è chiaro perchè nulla cambia, indipendentemente dal ministro in carica.

 

8) Gli impuniti. Chi sbaglia non paga. Mai

La sezione disciplinare è il binario morto del Csm. Una fabbrica di assoluzioni spesso motivate con sentenze al limite del grottesco. Così le toghe hanno 2,1 possibilità su 100 di incappare in una sanzione. Che comunque, anche nei casi più gravi, è sempre all'acqua di rose. Risultato: in otto anni quelli che hanno perso la poltrona sono stati lo 0,065%.

 

9) Il matto. L'inconsapevole. E l'ipnotizzatore

La storia del magistrato uscito di senno. Che siccome nessuno lo cacciava, dopo dieci anni si è licenziato da solo. Quella del Pm assolto perchè non sapeva ciò che andava dicendo. E quella del procuratore che per venire a capo delle indagini faceva interrogare un testimone in trance. Ed è stato solo ammonito.

 

10) Una carriera a prova di asino

Le paghe più alte d'Europa. Le pensioni d'oro. E 51 giorni di ferie l'anno. Sono i privilegi di un sistema unico al mondo. Dove si avanza in base alla sola anzianità. E dopo 28 anni tutti raggiungono lo status di magistrato di cassazione con funzioni direttive. Anche i brocchi rimasti sempre in un tribunale di provincia.

 

11) Il dottore è fuori stanza. Anzi è in Afghanistan

Chi insegna alle guardie zoofile. Chi tiene corsi di sicurezza marittima o di polizia idraulica. E chi istruisce i colleghi del Terzo Mondo. Le università italiane di ogni ordine e grado pullulano di magistrati. Che, invece di andare in ufficio, così arrotondano il loro già lauto stipendio. Con il placet del solito Csm. Che in dieci anni ha approvato 15.000 autorizzazioni per incarichi extragiudiziari. Intanto, cosa volete che sia, tra penali e civili le cause in sospeso sono solo 8 milioni.

 

Chiudo con le parole di Giovanni Falcone, pronunciate il 5 novembre 1988:

“Le correnti dell'Anm si sono trasformate in macchine elettorali, la caccia disperata e ricorrente al voto del singolo magistrato e la difesa corporativa della categoria sono divenute le attività più significative della vita associativa, nei fatti il dibattito ideologico è scaduto a livelli intollerabili”.

 

Inutile dire che da vivo Falcone non era molto amato dalla sinistra... ma questa è un'altra storia.

 

Vittorio Baroffio

 

P.S. Sempre di Stefano Liviadotti suggerisco la lettura de “l'altra casta – L 'inchiesta sul sindacato - Ed. Bompiani



 

 


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