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Caro Giulio ti scrivo

 

Caro Tremonti, lascia perdere le finestre pensionistiche, a 65 anni le persone hanno il diritto/dovere di andare in pensione, se lo vogliono.

Dato che devi far quadrare i conti, in un Paese ove le tasse le pagano, praticamente, solo i dipendenti (pubblici e privati) ed in piccola parte tutti gli altri, cioè i gioiellieri, gli avvocati, i dentisti, i medici specialisti, gli ingegneri, i notai, i commercianti etc.etc., ecco alcuni suggerimenti per recuperare almeno 200 mld di euro, che al momento potrebbero bastare.

 

1) Truffa delle slot machine. Un tesoro da 98 mld di euro (+ interessi)

Ad inizio 2008 gli italiani hanno visto sparire l'ipotizzato tesoretto, frutto della lotta all'evasione e dell'aumento degli incassi dello Stato, messo assieme dall'ex Ministro dell'Economia Padoa Schioppa. Lo stesso Padoa Schioppa e poi l'attuale Ministro Tremonti hanno detto e ribadito che il tesoretto non esisteva. Si trattava di circa 10 miliardi di euro ovvero di un terzo di una Finanziaria, che in grande parte doveva aiutare l'Italia a coprire una piccola parte del debito pubblico. Non si sa se sia mai esistito, né si sa (qualora sia esistito) chi se l'è divorato.

Da oltre un anno, però, è emersa una nuova possibilità di alleggerire un po' il debito pubblico italiano e di consentire di dare una bella boccata d'ossigeno alle imprese e alle famiglie: stiamo parlando dello scandalo delle slot machines irregolari che sembra coinvolgere 10 tra le più importanti concessionarie del Paese. La Guardia di Finanza e i Procuratori deputati alle indagini ha stimato che complessivamente queste aziende concessionarie hanno evaso al Fisco in virtù di un contratto stipulato con i Monopoli di Stato, per addirittura 98 miliardi di euro. Una cifra mostruosa.

Come ha funzionato, per circa due anni e mezzo, in poche parole il meccanismo? Le concessionarie dovevano per contratto collegarsi via modem da una parte alle macchinette spilla denaro posizionate in bar, pub e altri locali pubblici (da quanto emerso pare che i gestori fossero all'oscuro dell'imbroglio in quanto loro avevano effettivamente collegato le macchinette acquistate alla concessionaria di turno) e dall'altra ai Monopoli di Stato. In questo modo questi ultimi sapevano il numero e il valore delle puntate dei giocatori in modo da calcolare le tasse che le concessionarie avrebbero dovuto pagare a tempo debito.

Sembra inoltre che, stando alle dichiarazioni dei responsabili delle concessionarie, per motivi tecnici il collegamento via modem non fosse riuscito in molti casi, ma che ciò nonostante il numero di macchinette fuori norma fosse aumentate esponenzialmente.

Queste sono le premesse che hanno portato Guardia di Finanza e Procura a gonfiare fino a 98 miliardi di euro il debito complessivo, per tasse e sanzioni, delle concessionarie.

A parte queste ultime, tutti felici e d'accordo, penserà il cittadino medio. E invece no! A partire dall'allora Ministro del centrosinistra Visco (che si è rifiutato di parlare con i giornalisti del Secolo XIX che stavano seguendo la vicenda perché "non mi siete simpatici") c'è stato un continuo rimpallo di responsabilità, un continuo procrastinare la resa dei conti e un continuo tentativo, messo in atto trasversalmente dai politici, di avvicinarsi ad un clamoroso colpo di spugna.

Se lo Stato, che da questa situazione ha solo da guadagnarci, mette i bastoni tra le ruote alla riscossione di questo denaro, altrimenti così utile in un periodo di crisi e di tagli come quello attuale, farsi qualche domanda è più che doveroso.

Pochi giorni fa, la Corte dei Conti, facendo slittare ulteriormente i tempi per la sentenza, ha rimandato la "decisione su chi deve decidere" - accogliendo una delle richieste dei difensori – alla Corte di Cassazione. Non c'è dubbio alcuno che saranno sperperati altri mesi, probabilmente anni, prima di arrivare a una decisione.

Ecco la lista delle sanzioni secondo le richieste della Procura: il record è stato toccato da Atlantis con 31 miliardi. A proposito, a dimostrazione della trasversalità della questione (inizialmente insabbiata dal centrosinistra) il legale rappresentante della Atlantis (che gestisce circa il 25% del business su tutto il territorio nazionale) è Amedeo Laboccetta, uomo di punta di Alleanza Nazionale a Napoli e lo scorso aprile, visti i grandi meriti conquistati sul campo per aver impunemente sottratto al Fisco 31 miliardi di euro, è stato eletto nelle famose liste bloccate del Pdl. Al Secolo XIX così ha pilatescamente dichiarato: «Non sono più in Atlantis. Il giorno dopo l’elezione ho abbandonato tutte le cariche. Mi dedicherò solo alla politica. È una scelta di vita». Andare a caccia dei responsabili della truffa, insomma, sarà sempre più impossibile man mano che passa il tempo.

Ed ecco le sanzioni, calcolate per le altre concessionarie:

Cogetech (9,4 miliardi), Snai (8,1 miliardi), Lottomatica (7,7 miliardi), Cirsa

(7 miliardi di euro), Hbg (7 miliardi), Codere (6,8 miliardi), Sisal(4,5 miliardi), Gmatica (3,1 miliardi) e Gamenet (2,9 miliardi).

Ci sarebbero soldi per mettere in sicurezza tutte le scuole d'Italia, per dare credito a piccole e medie imprese in difficoltà e a quelle nascenti, magari fondate sui giovani, per aiutare a sbarcare il lunario decine di migliaia di famiglie numerose e/o bisognose, per fare investimenti sulla vera ricerca d'eccellenza e per abbattere un po' dello sproporzionato debito pubblico del Paese. E invece, no. I sacrifici sono sempre chiesti ai cittadini onesti, mentre i furbi la fanno sempre franca. Sarà così anche stavolta.

 

2) Regioni a Statuto speciale

Si tengono le tasse e non fanno sacrifici. La Val d’Aosta ha 126.660 abitanti: poco più della metà del limite minimo sotto il quale dovrebbe scattare l’ultimo provvedimento di abolizione delle Province. Va detto che la Val d’Aosta un risparmio essenziale l’ha fatto: dal momento che avrebbe avuto una Provincia sola, questa non esiste, e i suoi poteri e attribuzioni sono conglobati in quelli della Regione. Ma questa premura non le impedisce di essere la Regione più dispendiosa d’Italia: nel 2008 11.983 euro pro-capite, più del triplo della spesa pro-capite italiana (3820).  Il reddito pro capite nel 2006 era il più alto d’Italia: 32.635 euro all’anno, il 30,36% in più rispetto alla media nazionale. La Val d’Aosta trattiene il 90% del gettito delle tasse riscosse sul proprio territorio, ma spende comunque il 36,13% in più, arrivando al 35,42% del Pil, contro una media italiana del 14,55. Dove vanno questi soldi?

Nel 2006 c’era un consigliere regionale ogni 3511 abitanti, contro una media italiana di 51.728. E i loro emolumenti rappresentavano una spesa mensile per residente pari a 30,24 euro, contro una media nazionale del 2,26. I 3063 dipendenti e 129 dirigenti della Regione nel 2006 rappresentavano un dipendente ogni 40,11 abitanti, contro una media italiana di 717,01.

Anche il personale dei comuni valdostani arriva a un dipendente ogni 76,45 abitanti, contro una media italiana di 136,50. I sindaci valdostani hanno uno stipendio fissato dai Comuni, ma con un tetto di 4915 euro al mese fino ai 10.000 abitanti, mentre nelle Regioni Ordinarie si sta a 1291 euro fino a 1000 abitanti, 1446 da 1001 a 3000, 2169 da 3001 a 5000, 2789 da 5001 a 10.000, e così via: solo oltre i 100.000 abitanti si arriva a 5010.

Come hanno raccontato Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella ne La Casta, per non affaticarsi con un’ora di macchina fino a Torino Caselle la giunta valdostana ha affidato alla società Air Vallée un volo andata e ritorno al giorno per Roma: otto posti riservati per 5054 euro. Cioè, un terzo dei posti pagati al prezzo dei due terzi. Malgrado quel volo portasse in media 19 persone, dal gennaio 2007 è stato raddoppiato, al costo di 10.070 euro per ogni giorno di volo.

Al contrario della Val d’Aosta, il Trentino- Alto Adige non solo le Province le mantiene, ma le ha addirittura rinforzate, dal momento che quelle di Trento e Bolzano sono le uniche in Italia ad avere quella competenza legislativa altrimenti riservata solo a Stato o Regioni. In compenso, qui è il Consiglio Regionale che invece è assorbito da quelli Provinciali, dal momento che consiste nella loro riunione congiunta. Identica alla Val d’Aosta è la quota di tasse riscosse che restano in loco: 90 per cento. Seconda d’Italia è la spesa per abitante: di 10.524 euro. Terzo il reddito procapite, nel 2006 superiore del 24,14% alla media nazionale. Ma secondo anche l’eccesso di spesa rispetto alle entrate riscosse sul proprio territorio: il 18,12%. Seconda la percentuale di spesa sul Pil: il 32,19%. Terzo il rapporto di abitanti per consigliere: 13.923. Terza la spesa per residente per pagarli, con 10,17 euro al mese. Ma il numero di abitanti per dipendente regionale tornava al secondo posto con 61,11.

Nel rapporto di abitanti per dipendente comunale il Trentino-Alto Adige è terzo con 109,32.  Il raffronto tra gli emolumenti mensili dei sindaci di Trento e Bolzano permette inoltre di sfatare un altro possibile stereotipo: non sono gli italiani i più avidi, ma i tedeschi. Anzi, con 12.434 euro al mese il sindaco di Bolzano è il più ricco d’Italia, dal momento che a Trento si arriva al massimo a 8.810 euro tra i 100.001 e i 250.000, e nelle regione ordinarie si danno 7.798 euro solo a chi sta alla testa di città oltre il mezzo milione.

Mentre Luis Durnwalder, dal 1989 presidente della Provincia di Bolzano e dal 2009 presidente di turno della Regione, è oggi il capo di esecutivo più ricco di tutto il mondo germanico: 25.600 euro di stipendio mensile, contro i 19.300 di Angela Merkel.

Quanto al Friuli Venezia Giulia, la quota di prelievo fiscale che resta nel territorio regionale è la minore di tutte le Regioni a Statuto Speciale: appena il 60%. Infatti la spesa pro capite di 4.853 euro è la più bassa tra le stesse Regioni a Statuto Speciale, anche se sempre speriore alla media italiana. Se poi andiamo alla percentuale di questa spesa sul Pil, il 16,51%, vedremo che dal settimo posto scende addirittura all’undicesimo. Ma come rapporto abitanti/consiglieri, 20.079, risale al sesto posto. E come spesa pro capite per stipendiarli, con 6,14 euro al mese, è addirittura quinto.

Insomma, i politici regionali friulani e giuliani sono virtuosi in molte cose: ma non quando si tocca la loro tasca. Pure quinto è il Friuli-Venezia Giulia come numero di abitanti per dipendente regionale: 355,27. E quinto per dipendenti comunali: 111,68. Va detto però che i sindaci hanno stipendi più bassi che nelle Regioni Ordinarie, e che come rapporto cittadini per dipendenti provinciali il Friuli-Venezia Giulia è quintultimo, con 1.220,58.  Sardegna  Alle quattro Province storiche di Cagliari, Nuoro, Sassari e Oristano ha aggiunto quelle di Carbonia-Iglesias, Medio Campidano, Ogliastra e Olbia Tempio: tutte sotto i 154.000 abitanti, e quella di Ogliastra che con appena 58.389 è la meno popolata d’Italia. Ma i capoluoghi sono addirittura 12. La quota di prelievo fiscale che resta in Sardegna è il 70%. La spesa pro-capite è la terza: 5.594.

La percentuale di questa spesa sul Pil è la quarta: 27,42. E anche il rapporto abitanti per consigliere e la relativa spesa di mantenimento sono al quarto posto: 19.413, 7,07 euro al mese. Il numero di abitanti per dipendente regionale scende però al sesto: 398,18. Invece, il rapporto col personale dei comuni e perfino col personale delle Province è sotto la media nazionale: 144,51 contro 136,50; 1106,02 contro 1031,81.

Uno Statuto d’Autonomia risalente a prima della Costituzione dà all’Assemblea Regionale Siciliana il rango di Parlamento, ai suoi membri quello di deputati e al governatore il rango di Ministro. La Sicilia sostiene di essere anche l’unica Regione col diritto a far rimanere sul suo territorio il 100% del gettito fiscale, ma c’è uno storico contenzioso per quelli che sono definiti gli inadempimenti dello Stato italiano. Con 5.361 euro pro-capite la spesa regionale è quinta, ma in percentuale sul Pil diventa terza (30,73%). Il rapporto abitanti per consigliere, con 55.701, è sotto la media nazionale di 51.728, anche se poi il costo di mantenimento risale al di sopra: 2,70 euro al mese, contro 2,26.

Ma la Sicilia è poi terza nel numero di abitanti per dipendente regionale, con 348,25; quarta per i dipendenti comunali, con 109,60; ottava per dipendenti provinciali, con 851,84. Non troppo più cari i sindaci. In compenso, la Sicilia è famosa per una serie di spese eccentriche come i finanziamenti alle squadre in serie A.

Fonte: Maurizio Stefanini – Libero

 

3) Stipendiopoli Made in Italy

La Grecia è sull’orlo di una rivoluzione, le borse europee alternato picchi improvvisi a rialzi un po’ forzati, la moneta unica perde peso sui mercati internazionali. Il nostro continente, Italia compresa, sta vivendo uno dei peggiori periodi della storia contemporanea. Le famiglie faticano ad arrivare a fine mese, la disoccupazione avanza colpendo drammaticamente il welfare dei Paesi occidentali, i salari sempre più bassi incidono soprattutto sulla vita delle giovani generazioni. In questo scenario apocalittico gli unici a non correre alcun rischio sono i politici e i manager delle società partecipate dalle pubbliche amministrazioni. Di qualunque schieramento, di qualsiasi ideologia, di ogni Paese. Attaccati alle loro poltrone continuano a percepire, attingendo dalle tasche dei contribuenti, stipendi da favola. E se il Made in Italy in qualche settore sta perdendo competitività ed appeal, la classe dirigente nostrana non perde posizioni nelle classifiche dei più pagati.                                                  .

I parlamentari più ricchi d’Europa sono quelli del Regno Unito, che percepiscono mensilmente un compenso di 20.670 euro. Subito dietro ecco i nostri rappresentanti. Per andare tre o quattro giorni alla settimana a votare, deputati e senatori guadagnano una media di 20.600 euro al mese, una cifra che supera i 247 mila euro all’anno. In questo confronto naturalmente va considerato il costo della vita molto più alto nei Paesi d’oltremanica. Nonostante questo, in totale, gli stipendi dei nostri parlamentari incidono sul bilancio dello Stato per 233 milioni e 604 mila euro. Una cifra esorbitante se paragonata a quella di altre realtà europee.

In Germania, ad esempio, coloro che varcano la soglia del Bundestag hanno uno stipendio che equivale alla metà dei loro colleghi di Montecitorio: poco più di 10 mila euro al mese, 120 mila all’anno. Tutto questo per legiferare in uno stato da 82 milioni di abitanti, ben 22 milioni in più dell’Italia. Da noi uno stipendio del genere lo percepiscono i consiglieri della Regione Molise: per la precisione 123 mila euro all’anno per amministrare un territorio abitato da 320 mila anime. Ancora più imbarazzante il confronto con la Spagna. Nel Paese iberico i parlamentari guadagnano "solo" 4.945 euro. Una "miseria" che nel Belpaese non percepisce neanche un sindaco in un comune di medie dimensioni. E fino alla primavera del 2009 l’imbarazzante confronto Italia-Spagna era ancora più sbalorditivo al Parlamento europeo. A Strasburgo i nostri europarlamentari percepivano 130 mila euro in dodici mesi, i loro colleghi iberici appena 32 mila. Tuttavia nel luglio 2005 il Consiglio decise di adottare uno statuto singolo per il compenso di tutti gli eurodeputati. Risultato: i 736 membri dell’assemblea oggi guadagnano tutti, indistintamente, 84 mila euro all’anno.

Con buona pace del nostro Mastella, che qualche tempo fa si lamentò del suo nuovo stipendio "da fame". Magari non lo sarebbe per gli italiani che "la fame" la sfiorano ogni mese, ma certamente lo è per lui che tra il 1999 e il 2001 percepiva il doppio stipendio da deputato ed europarlamentare (la legge sull’incompatibilità tra queste due cariche non aveva visto ancora la luce). In questi mesi, probabilmente, a Ceppaloni sarà scoppiata una saga familiare con il Clemente nazionale ad arrossire di fronte alla moglie Sandra Lonardo, che da consigliere della regione Campania guadagna più dell’amato maritino: quasi 11 mila euro al mese, per la precisione 131.664 euro all’anno. E gli amministratori locali, soprattutto in Regioni a statuto speciale, rappresentano l’altra grande anomalia della politica nostrana. Un confronto su tutti: l’ormai famoso presidente della Provincia di Bolzano che ha uno stipendio più alto del presidente degli Stati Uniti d’America. Circa 300 mila euro all’anno per Luis Durnwalder, poco più di 293 mila euro per Barack Obama (374 mila dollari ameri-cani). Roba da far impallidire persino i biondissimi trentini.

Sicuramente in Sardegna impallidiranno i cassintegrati dell’Asinara, sapendo che il loro presidente di Regione, Ugo Cappellacci, è il governatore più pagato d’Italia: 14.644 euro al mese, più di 175 mila euro all’anno. E non saranno certo più felici i pugliesi che a furor di popolo hanno confermato pochi mesi fa Nichi Vendola alla guida della Regione. Nella terra dei taralli e della taranta il presidente incassa mensilmente 14.595 euro. Sul terzo gradino del podio, in questa speciale classifica degli sprechi, si piazza l’uomo più potente del meridione, quel Raffaele Lombardo che con il suo Movimento per le Autonomie ha conquistato l’isola più grande del Mediterraneo. Il governatore della Sicilia guadagna 14.329 euro al mese, quasi 172 mila euro all’anno, per amministrare una regione da 5 milioni di abitanti. Esattamente il doppio rispetto al primo ministro spagnolo, Josè Luis Zapatero. Il premier iberico percepisce infatti 7.500 euro al mese, 90 mila all’anno, per guidare un Paese abitato da 47 milioni di persone. Non se la passa male neanche il neo presidente della Calabria, Giuseppe Scopelliti che ha uno stipendio mensile di 13.353 euro.

E sicuramente non si fanno mancare nulla i suoi consiglieri regionali che portano a casa ogni mese più di 11 mila euro, esattamente 135.792 euro all’anno. I meno fortunati deputati portoghesi guadagnano un terzo. Chi siede sugli scranni del Parlamento andaluso percepisce mensilmente 3.707 euro, poco più di 44 mila euro all’anno. In Italia nessun consigliere regionale prende meno del doppio. I più "poveri" sono quelli della Regione Basilicata che guadagnano "solo" 7.029 euro al mese per legiferare nel parlamentino lucano. Poi c’è il caso eclatante del presidente del Molise. Michele Iorio per amministrare una Regione da 320 mila abitanti prende più di 12 mila euro al mese di stipendio, per la precisione 144.456 euro all’anno. Il triplo di quanto guadagna il primo ministro slovacco Robert Fico, che si ferma a 3.500 euro al mese. Addirittura più del primo ministro olandese, Jans Peter Balkenende, (10.800 euro al mese) e della presidentessa della Repubblica finlan-dese, Tarja Halonen (10.500). Da noi questi stipendi da favola li guadagna un consigliere regionale della Campania (10.972) o un suo collega della Regione Veneto (10.280). Con buona pace dei contribuenti che a causa della crisi hanno visto i loro stipendi e i loro risparmi dissolversi nel nulla. Un po’ nel nulla, vero, ma sicuramente un po’ anche nelle tasche dei nostri politici. In questo scenario quasi paradossale una buona novella arriva dai grillini eletti al consiglio regionale del Piemonte con il Movimento Cinque Stelle supportato dal comico genovese. Davide Bono e Fabrizio Biolè si sono tagliati il compenso da circa 10 mila euro a 2.500 euro al mese. Forse un primo passo verso una normalizzazione dei costi della politica.

Altro capitolo non esente da polemiche è quello di consorzi e società partecipate dalle pubbliche amministrazioni. Il tentativo di introdurre un tetto agli stipendi dei manager pubblici si trascina da oltre due anni. Nella finanziaria 2008 varata dal governo Prodi era stato inserito un comma in base al quale i vertici e i dirigenti delle società controllate o partecipate da amministrazioni pubbliche non avrebbero potuto percepire una retribuzione maggiore a quella del primo presidente della Corte di Cassazione. Tradotto in soldoni, circa 274 mila euro l’anno. Una norma che per ora è rimasta lettera morta. La questione, infatti, è stata ripresa e rimaneggiata dall’attuale governo Berlusconi. E lo schema di regolamento approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso ottobre fissa sì un tetto annuo pari alla retribuzione del primo presidente della Corte di Cassazione, ma non sugli stipendi, bensì sui compensi extra, cioè consulenze o incarichi aggiuntivi. Conferma poi le deroghe per i dipendenti della Banca d’Italia e delle Authority, per i dirigenti di società controllate dallo Stato, per gli incarichi esteri degli ambasciatori e per i dirigenti delle sedi estere di enti, istituti e agenzie.

Possono, quindi, continuare a dormire sonni tranquilli il presidente e amministratore delegato di Finmeccanica, Pierfrancesco Guarguaglini, che nel 2009 ha incassato 5 milioni 560 mila euro (che comprendono anche 2 milioni di euro di arretrati relativi a precedenti mandati), l’ad di Enel, Fulvio Conti, a cui sono andati 3.236.308 euro, e l’ad di Eni, Paolo Scaroni, che ha guadagnato 3 milioni 77 mila euro. E potranno conservare il loro stipendio superiore al milione di euro anche l’amministratore delegato di Poste italiane, Massimo Sarmi (1.580.329 euro), e il presidente di Eni, Roberto Poli (1 milione 131 mila euro). Proprio come gli altri top manager dagli stipendi d’oro: il presidente di Enel, Piero Gnudi, con i suoi 923.348 euro, l’ad delle Ferrovie, Mauro Moretti, con 870 mila euro, l’ad Sace Assicurazioni, Alessandro Castellano, con 855 mila euro, il presidente delle Ferrovie, Innocenzo Cipolletta, con 750 mila, e l’ad della Cassa Depositi e Prestiti, Massimo Varazzani, con 710 mila euro.

La deroga al tetto sui compensi riguarda anche il governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi. Il numero uno di via Nazionale percepisce una retribuzione annua che si aggira attorno ai 450 mila euro. Potrebbe sembrare poca cosa rispetto a quanto guadagnano i top manager dell’economia italiana, ma se confrontato con i compensi dei suoi omologhi europei, e non solo, la cifra suona come l’ennesimo eccesso sborsato dalle casse statali. Basti pensare che il presidente della Banca centrale europea, Jean Claude Trichet, guadagna circa 90 mila euro in meno, mentre il compenso del numero uno della Banca di Francia, Christian Noyer, non supera i 142 mila euro, quello del presidente della Banca Federale Tedesca, Axel Weber, si attesta intorno ai 100 mila euro e quello del presidente della statunitense Federal Reserve, Ben Bernanke, supera di poco i 150 mila euro. Differenze sostanziali che si ritrovano anche in altri settori. È di qualche settimana fa la lettera scritta dal capo della polizia britannica, sir Norman Bettison, per intervenire nel dibattito in corso nel Regno Unito sui compensi dei manager pubblici. Il poliziotto non solo punta il dito contro gli eccessivi guadagni dei funzionari pubblici, ma fa autocritica, ammettendo che le 213 mila sterline (circa 241 mila euro) che gli vengono versate ogni anno sono troppe. Parole a cui in Italia non siamo certo abituati. Anzi. Chissà cosa ne pensa il nostro Capo della Polizia che guadagna quasi il triplo (intorno ai 650 mila euro).

Fonte: ilpuntontc.it

 

Conclusione: Che dici, caro Tremonti, riapriamo le finestre (pensionistiche) e facciamo uscire un po’ di lezzo maleodorante?

 

Grazie per l’attenzione

 

Vittorio Baroffio

 

P.S. Se ti capita d'incontrare qualcuno della Lega, ricorda loro che il Federalismo, quello vero, prevede unicamente i Comuni, le Regioni e lo Stato centrale. Stop, niente province, prefetture, enti locali circoscrizioni etc.etc. 

 


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