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La vera zavorra del Paese

Il 16 luglio 1960, quasi esattamente cinquant’anni fa, è una data che mi è rimasta impressa  per ragioni sia personali sia politiche. Quel giorno, infatti, avevo completato con successo gli esami di maturità ed ero felice: era la fine di un incubo, la prova d’esame più impegnativa della mia vita. Per anni i miei sogni angosciosi hanno continuato a essere dominati da quell’impegno. La mia felicità fu offuscata quasi subito da un evento destinato ad avere ripercussioni importanti per l’Italia e a stimolare il mio interesse per la politica. Quel giorno, infatti, i comunisti scatenarono in quasi tutte le città italiane dei moti di piazza contro il governo Tambroni, reo di avere ottenuto la fiducia alla Camera grazie al voto determinante delle famigerate destre. La mia indignazione fu sensibilmente accresciuta dal comportamento di alcuni esponenti democristiani che, dopo avere sostenuto Tambroni, gli ritirarono la loro fiducia come atto di servilismo nei confronti del comunismo piazzaiolo.

 

Da quel momento si affermarono in Italia due principi destinati a produrre conseguenze assai gravi e impreviste: la sovranità del Parlamento era limitata nel senso che non poteva essere esercitata contro il volere della piazza, ed era lecito usare la violenza per impedire sviluppi indesiderati, anche se conformi alle regole costituzionali. Questi due principi hanno segnato la storia d’Italia per più di vent’anni. La successiva caduta del governo Tambroni spianò la strada a una versione barricadiera dell’alleanza fra democristiani di sinistra e sinistre social - comuniste (il PSI di allora era molto diverso da quello dell’epoca successiva), una collaborazione che, in forme varie, ha dominato la politica italiana fin quasi ai nostri giorni e che è responsabile dei cambiamenti profondi intervenuti in questi cinquant’anni.

 

Nel 1960 le spese pubbliche totali furono pari al 32,7% del prodotto interno lordo, le entrate al 31,05%, il deficit all’1,65% e il debito totale superava di poco il 40% (40,01%). Mezzo secolo dopo, nel 2009, le spese hanno assorbito il 52,5% (un aumento di venti punti percentuali in cinquant’anni!), le entrate il 47,2% (un incremento del 50% nell’incidenza), il deficit è quasi quadruplicato, raggiungendo il 5,3%, e il debito è stato pari al 115,8% del pil. Certo cinquant’anni sono un lungo periodo ma le dimensioni del deterioramento dei conti pubblici restano impressionanti. Possibile che tutto sia iniziato allora? Non nego che l’andazzo verso la rovina abbia avuto velocità diverse nei vari periodi e che, quindi, sarebbe riduttivo considerare l’avvento dei primi governi di centro sinistra responsabile della situazione odierna, ma sono convinto che il motore politico del dissesto sia da individuare nell’alleanza fra cattolici di sinistra e comunisti, anche se formalmente esclusi dal governo. Quanto più robusto è stato il legame fra queste due forze politiche tanto più rapida la corsa al dissesto.

 

Gli anni Ottanta sono stati senza ombra di dubbio il decennio in cui più rapido è stato il deterioramento dei conti pubblici. Basti pensare che nel 1980 la spesa pubblica e le entrate totali erano aumentate in misura non esorbitante rispetto a vent’anni prima (43,54% e 34,64% rispettivamente), ma non così il deficit (8,9%) e il debito (54,86%). Poi le cose peggiorarono velocemente: nel 1993 la spesa pubblica arrivò ad assorbire poco meno del 60% del pil (59,17%), le entrate quasi la metà (49,31%), il deficit sfiorò il 10% (9,86%) e il debito arrivò a un incredibile 117,14%! I comunisti si affrettarono ad autoassolversi, attribuendo la responsabilità di tutto al CAF (sigla che individuava in Craxi, Andreotti e Forlani la causa di tutti i nostri mali) ma si trattava soltanto di plateale disinformazione. La verità era un’altra: il Pci aveva votato a favore del 95% di tutte le leggi di spesa approvate in quel decennio e nei pochi casi in cui si era opposto non lo aveva fatto perché preoccupato della solvibilità finanziaria dello Stato ma al contrario perché avrebbe voluto che si spendesse di più. Fu il consociativismo, versione aggiornata del cattocomunismo, il responsabile vero di quegli anni di disastrosa irresponsabilità finanziaria, altro che CAF! Non credo che la significatività personale degli avvenimenti di quel 16 luglio 1960 abbia obnubilato la mia capacità di giudizio, credo invece che l’esperienza dei governi Prodi (1996-1998 e 2006-2008) confermi in modo lampante la fondatezza della mia tesi. Chi non ricorda il passato è condannato a ripeterlo; qualche volta faremmo bene a guardare indietro in modo da capire in che direzione vogliamo andare avanti.

 

Antonio Martino

 

Ndr: Titolo originale: I metodi del vecchio Pci sono la vera zavorra del Paese. 


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