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Botta e risposta

 

La botta c’è stata, ma si tratta di un bernoccolo, anche se piuttosto grosso e puntuto, il quale però non necessita di fasciatura. Lo si può portare, anzi, in bella evidenza. In questo modo non lo si dimenticherà tanto presto.

 

È ciò di cui forse aveva bisogno il Pdl e Berlusconi in particolare per darsi una mossa.
L’essersi convinto di poter contare sempre sul consenso degli elettori lo ha indotto negli ultimi mesi a credere che bastassero le promesse fatte e più volte ribadite per assicurargli il governo del Paese. Ieri i risultati di Milano e di Napoli, ma anche di Trieste, Novara e Cagliari, hanno suonato il fatidico campanello di allarme. Meglio, hanno bastonato la maggioranza umiliandola.

 

L’opposizione, ovviamente, torna a chiedere le dimissioni del governo, come se gli elettori di Milano, di Napoli e delle altre città rappresentassero l’intera Italia. Sono i soliti errori che la sinistra fa quando le prende la fregola del potere. Dice Bersani, stordito dai risultati che più che premiare il Pd premiano il Sel di Vendola e l’Idv di Di Pietro: «In Parlamento ora c’è una maggioranza diversa da quella uscita dalle urne e da quella che c’è oggi nel Paese. Il governo si deve dimettere».

 

Dimentica che per verificare se il vento è cambiato, occorre chiamare l’intero corpo elettorale ad esprimersi, e ciò avviene unicamente con le elezioni politiche. E se in Parlamento c’è una nuova maggioranza, lo si potrà riscontrare non certo con questo limitato voto amministrativo, bensì con lo strumento istituzionalmente previsto: il voto di fiducia. Insomma, riecco comparire le solite scempiaggini di cui la sinistra è maestra.

 

La sinistra, inoltre, pare essersi dimenticata che c’è stato un tempo in cui i governi locali erano in maggioranza amministrati dalle opposizioni al governo centrale. Di solito le elezioni amministrative vedevano la sinistra fare cappotto. Ciò che non accade più, e non è accaduto nemmeno in questa tornata. Stiano e stiamo tutti coi piedi per terra.

 

Poiché sono un cittadino schierato a favore delle riforme promesse dal Pdl e da Berlusconi, considero salutare questa lezione. Mi dispiace per i milanesi e per i napoletani, per i quali prevedo tempi duri e bui, ma siccome hanno scelto, e lo hanno fatto nel modo più solenne attraverso cioè il voto, auguro loro di sbagliarmi.

 

Scrissi che un vecchio proverbio recita: Chi è causa del suo mal pianga se stesso. Ciò varrà nel caso che io, al contrario, abbia ragione. Non dovranno prendersela con nessuno. La responsabilità connaturata al voto comporta che non si possono scaricare sugli altri i propri errori.

 

Ma veniamo al governo e a Berlusconi. Anche ieri il presidente del Consiglio ha dichiarato di essere un combattente. Lo sia con i fatti. Se crede nelle riforme ce le dia al più presto, senza tentennamenti,  non consentendo a nessuno, nemmeno al capo dello Stato, di interferire sulle competenze tanto del governo quanto del parlamento.

Il capo dello Stato ha allargato a dismisura i confini dei suoi poteri, che la Costituzione ha chiaramente limitato. Si trovi il modo che ciò non accada più.

 

Quanto prima Berlusconi darà all’Italia la riforma dell’architettura dello Stato, con l’elezione diretta del premier, e la riforma della giustizia, che impedisca le degenerazioni a cui abbiamo assistito in questi tempi, tanto prima gli elettori torneranno a rinnovargli il consenso.

 

Infine un'osservazione: a mio modo di vedere queste elezioni hanno praticamente sconfessato il Terzo polo, rendendolo inutile ai fini del risultato. Non solo dunque Fini esce scornato ma anche Casini con il suo progetto di divenire l'ago della bilancia della politica italiana. Secondo me, da queste elezioni viene confermato che la tendenza bipolare è ben vista e caldeggiata dagli elettori.

 

Bartolomeo Di Monaco


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