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Bravo Silvio, avanti cosi'

C’è un criterio politico, un riferimento ideale, un principio nel governo Berlusconi di cui Tremonti ha esposto il programma nella legge finanziaria sul piano economico e sociale? È vero che sono finite le ideologie politiche, ma è vero soprattutto che è finita l’ideologia politica, quella fondata dal marxismo con il concetto di classe che ha diviso il mondo tra capitalismo e comunismo, e ha fondato tutte le definizioni che ne sono venute dopo: riformisti, rivoluzionari, liberali, socialisti. La questione sociale è stata presentata come questione relativa al potere politico. Chi controlla il potere politico risolve a vantaggio di una classe o dell’altra la questione sociale.

Questo criterio è stato superato nei fatti, ma non nelle culture: e soprattutto non è stato superato in Italia, dove il concetto di sinistra ha mantenuto intatto il suo ruolo rivoluzionario, mentre lo aveva perso in tutti gli altri Paesi europei. È accaduto così che il punto in cui si sarebbe provata l’eccezione italiana dell’inesistenza di una sinistra di governo è nata nell’esperienza dei due fallimenti del governo Prodi. La sinistra moderata derivata dal Pci, i Ds, non è stata capace di resistere sul piano culturale a quella bertinottiana. E ciò nonostante fosse evidente che la dimensione dei problemi non fosse più in termini di classe nella stessa condizione operaia. L’ideologia anticapitalista è ancora viva nella sinistra anche se non ha più realtà nei fatti.

La mondializzazione dell’economia ha fatto sì che la questione sociale dipendesse dalla posizione di un Paese nell’economia mondiale: e che la sua presenza nel mercato, la qualità e la quantità di essa, fossero il dato determinante di tutte le questioni, anche quella del lavoro subordinato. La destatalizzazione dell’economia rendeva impossibile una politica dello Stato che avesse lo scopo di creare l’eguaglianza sociale come valore indipendente dalla realtà economica.
La sinistra italiana, sola in Europa, è rimasta tributaria della classe rivoluzionaria: e ciò è andato molto al di là dell’antagonismo di Bertinotti, è rimasta nell’identità profonda dei Ds. Nei Ds è avvenuta una scissione tra ideologia e politica ma non una liberazione della politica dall’ideologia. La motivazione politica dei diessini, quella che li rende nel loro stesso concetto ancora differenti dalle altre politiche, è il residuo del concetto di classe rivoluzionario. L’antagonismo esiste fuori dei Ds perché nei Ds persiste il concetto della differenza di qualità politica tra i postcomunisti e gli altri. Il postcomunismo rimane la legittimità politica dei postcomunisti come dato storico, quindi come privilegio innato nel gruppo dirigente che era stato comunista. Non è per la questione della vita che è fallita l’alleanza tra cattolici e laici del Pd, al punto tale che D’Alema cerca di re-verniciare Casini come alleato cattolico di un partito postcomunista, avvertendo che i cattolici del Pd non sono più «aggiornati» con la realtà cattolica di oggi ed esistono in politica solo perché legittimati dai Ds nella crisi della Dc.

La filosofia politica del nuovo governo Berlusconi è più matura e chiara di quella dei precedenti governi. Allora era in una posizione difensiva nata contro la cancellazione dei partiti democratici e quindi centrata sul tema della libertà. Questa volta il tema del nuovo governo è la fondazione della nuova politica che nasce dal superamento della questione sociale come oggetto dello Stato, visto che lo Stato non è più decisore sul tema dei livelli sociali, ma lo è il mercato mondiale.

Potremmo dire che il tema già qualificante del governo Berlusconi è la qualità civile, cioè la eguale dignità riconosciuta a tutti i cittadini. Il simbolo, cioè il fatto che sostituisce l’ideologia come valore culturale, è Berlusconi a Napoli: una presenza attiva e dinamica che ha affrontato la più indecente delle questioni italiane, quella che diminuiva il volto della penisola agli occhi del mondo. Il presidente del Consiglio si è impegnato in prima persona per dimostrare che il livello civile era giunto alla vergogna. Per l’Italia, non per Napoli soltanto. La nuova condizione del Paese pone il problema nord-sud come il problema fondamentale per la nuova politica: l’uguale dignità civile. Il nord nell’economia mondiale sostiene la presenza italiana nel mercato e quindi la condizione fondamentale per l’esistenza politica del sistema Italia. Il sud deve liberarsi dall’assistenzialismo come ripiegamento su sé stesso. Le grandi questioni di mafia, camorra e ’ndrangheta, non devono essere solo patrimonio della sinistra nella nuova forza di libertà che il governo esprime e che ha per oggetto la dignità civile della persona nel sistema Italia, inclusa nel mondo. Questo principio ha un valore spirituale. Non è soltanto opposto al marxismo, è di una diversa natura. Nasce dal sentimento della trascendenza della persona, non dalla definizione sulla società. Non è un’ideologia, ma è altra dall’ideologia.

Si apre con il nuovo governo Berlusconi un nuovo spazio culturale e politico che dovrà essere colmato anche con concetti politici.

 

bagetbozzo@ragionpolitica.it

 

9.8.2008 - 17:57

 


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