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L'Obama de no altri

Colpa del Muro. Da quando è venuto giù in quel glorioso giovedì 9 novembre 1989 l’encefalogramma della sinistra si mantiene piatto. In questi vent’anni l’idea più originale che ha tratto dal cilindro è stata quella di rifondarlo il comunismo. Adducendo il pretesto che a Marx e a Lenin era venuto male. Ma la cosa non ha funzionato e oggi i rifondaioli li si incontra sulle panchine dei giardinetti pubblici, a dar becchime ai piccioni. Per il resto, la sinistra ha tirato a campare mettendosi la bombetta e facendosi vedere alla City o rimestando il paiolo dell’antiberlusconismo o sognando l’America. Ah, l’America, lì sì la sinistra è glamour, lì sì che si son potuti esprimere tre o quattro Kennedy, un Clinton e presto, facciamo gli scongiuri, un Barack Obama. Mica come da noi che se sei Follini, Follini resti.
Sarà per questo che Walter Veltroni si è persuaso che fare l’americano equivalga a fare politica, che l’abito faccia il monaco e che dunque la mimesi supplisca al vuoto ideologico e culturale di una sinistra che, quando va bene, si estenua dibattendo sull’opportunità, per un «sincero democratico», di bazzicare salotti e terrazze romane.
Che Walter Veltroni avesse un’idea tutta sua dell’«impegno» risultò chiaro allorché, da direttore dell’Unità, invece delle solite dispense dei Quaderni di Gramsci o le pagine militanti di Cesare Pavese, vi allegò le figurine Panini. Da allora è stato tutto un susseguirsi di manifestazioni di attempato infantilismo: feste, festival e sagre, notti bianche e tappeti rossi, l’Africa del «Bingo Bongo il mio cuore stare in Congo», il Brasile dei «buscando Patricio», l’America di Woody Allen. Soprattutto l’America. Un chiodo fisso. Primarie, come a Kansas City; loft, come a Manhattan; «I care» e «we can» come se piovesse. Quand’era segretario dell’ante-Pd, fece aprire il congresso non al maestoso suono dell’Internazionale o a quello solenne di «Fratelli d’Italia», ma dalle note di A Whiter Shade Of Pale dei Procol Harum.
Dopo quella per Kennedy, ora Veltroni - uno a cui piace stare al passo coi tempi -, s’è preso una sbandata per Obama e siccome Obama «va sul web», va sul web anche lui. A far cosa non si sa, però ci va perché in America si usa così. Ed essendo convinto che alla sinistra più che un progetto politico serva una tivvù generalista, si è fatta anche la tivvù. Naturalmente non l’ha chiamata «Teledemocrazia» o «Telesinistra». Ma «Youdem», scimmiottando Youtube e le formule così squisitamente made in Usa, così eccitanti, quali «neodem», «teocon» o «teodem». E siamo solo alle prime battute dell’irruzione «in rete» della sinistra. Come ci ha riferito Luca Telese, lo scatenato Paolo Gentiloni, spalla (in trastulli) di Veltroni, ha perduta la trebisonda per un’altra sublime bischerata, «Facebook». Confessando impavido che trattasi di «un’esperienza interessante e bellissima» o, per meglio dire, di «un’esperienza culturale, politica e umana molto bella». Gli crediamo sulla parola, ma se la politica è questa, se il magnificato veltronismo è questo, se la sinistra è questa, una bella standing ovation a Vladimir Luxuria per la sua scelta di andare a farla, la politica, sull’«Isola dei famosi».

 

Paolo Granzotto

Ndr: Il titolo è della redazione Sbfc. Titolo originale:"Se quelli del loft scimmiottano Obama e l'inglese".

6.8.2008 - 12:22

 


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